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Lorenzo Luatti, L’emigrazione nei libri di scuola per l’Italia e per gli italiani all’estero

Todi, Tau/Fondazione Migrantes, 2007, pp. 415, € 15.

Nella sovrabbondante produzione storiografica sugli italiani all’estero i lavori che abbiano studiato il rapporto fra l’editoria scolastica italiana e l’emigrazione non sono molti. Pertanto, il volume di Lorenzo Luatti, ricercatore dei processi migratori e delle relazioni interculturali presso Oxfam Italia, appare particolarmente significativo, dal momento che si propone di analizzare i testi scolastici utilizzati in Italia e l’immagine dei migranti in essi contenuti, nonché tutti quei libri spediti da Roma per le scuole italiane all’estero a uso dei figli di emigranti. Un lavoro di ricerca capillare e meritorio, soprattutto per la difficoltà nel reperire materiali variegati e sparsi, e che è arricchito da uno scavo di vari fondi archivistici, alcuni dei quali inesplorati. Il sontuoso libro (oltre 400 pagine) è inoltre impreziosito dalle riproduzioni di splendide copertine di testi scolastici.

Dopo una introduzione ragionata intorno al tema di ricerca e allo stato dell’arte, l’autore prende in esame l’immagine del mondo dell’emigrazione nei volumi scolastici italiani pubblicati per le scuole italiane in una cornice temporale che va dal 1870 al 1960. Si tratta di una ricerca inedita da cui scaturisce un quadro tematico articolato e che evidenzia spesso linee di continuità fra le varie fasi della storia unitaria italiana. Particolarmente interessante il fatto che l’Italia liberale cercò di imporre, tramite la pedagogia scolastica, una sorta di controllo delle partenze dei propri cittadini (del resto resosi vano dall’ingente numero di migranti) attraverso toni dissuasivi che facevano dispregio di chi partiva o descrivevano la drammaticità della vita dell’emigrante evidenziandone il patetico distacco dalla terra di origine. Altresì, quando si accettò la pratica emigratoria si reiterarono atteggiamenti paternalistici che invitavano l’emigrante a istruirsi e a impegnarsi con il duro lavoro, iniziative presentate entrambe come viatici per il successo nelle società ospiti. Tali temi si legano poi a toni nazionalistici connessi all’idea di patria e al ritorno verso di essa, aspetti nati in età liberale ma su cui insistette in particolare il fascismo nel suo progetto imperialista che incluse anche gli emigranti nel mondo. Con Mussolini in particolare si rafforzò il topos dell’italiano esportatore di civiltà la cui emigrazione in età fascista poteva essere concessa esclusivamente verso le colonie italiane in Africa.

La seconda parte, in numero di pagine preponderante rispetto alla prima, si pone invece l’obiettivo di analizzare tutti i volumi scolastici – siano essi di lettura, parascolastici o testi unici – pubblicati a uso delle scuole italiane all’estero dalla fine dell’Ottocento fino alla caduta del fascismo. Si tratta di una ricerca in parte già scandagliata dalla storiografia soprattutto per i contenuti ideologici dei libri stampati durante il ventennio fascista. Tuttavia, Luatti meritoriamente allarga il campo d’indagine e offre una panoramica di lungo periodo che include testi scolastici della fase pre-mussoliniana. Vengono così evidenziate forme di continuità fra i due periodi rispetto ad alcuni concetti particolarmente cari al fascismo, quali la celebrazione dell’italianità e della romanità (e, in generale, del presunto «genio» italiano), il disinteressato contributo degli italiani ai Paesi ospiti, nonché quello degli emigranti di ritorno a favore della madre patria durante la Prima guerra mondiale. Luatti offre una storia puntuale, e pressoché definitiva, dell’evoluzione delle varie edizioni dei volumi, analizzandone non solo i contenuti ma anche (e questo è forse l’elemento più originale) l’impostazione grafica. In particolare, il fascismo profuse un ampio sforzo per curare l’aspetto estetico delle illustrazioni a cui venne demandato un grande potere evocativo. Ciononostante, malgrado la propria veste accattivante, in linea con il nazionalismo fascista questi libri spesso proposero una rigida segregazione dei bimbi oriundi dai contesti di immigrazione, nonché il loro auspicato «ritorno» nella madre patria fascista.

La ricerca di Luatti ha quindi il pregio di offrirci – anche attraverso un sapiente utilizzo della letteratura esistente – un quadro esauriente dell’editoria scolastica e del suo rapporto con gli emigranti in un arco temporale «lungo». Il tutto in un contesto che fornisce anche preziose informazioni bibliografiche sugli autori dei volumi, così come dati relativi alla loro distribuzione. Appare, però, non pienamente comprensibile la scelta periodizzante, dal momento che si interrompe l’analisi dei testi per l’Italia negli anni sessanta e di quella dei libri per le scuole all’estero nel 1943. A parere di chi scrive sarebbe stato opportuno giustificare questa decisione anche rispetto allo iato temporale proposto fra le due sezioni del volume. Inoltre, se l’imponente ricerca effettuata merita senz’altro una puntale descrizione dei materiali presi in analisi, un tomo di oltre 400 pagine rende la narrazione un po’ troppo prolissa. Spesso infatti ci si sofferma su lunghe citazioni tratte dai testi originali che rendono la lettura talvolta faticosa e difficile da seguire concettualmente. Questi rilievi non tolgono tuttavia meriti a un importante volume che, specialmente nella prima parte, offre un quadro inedito che gioverà moltissimo agli studiosi della storia dell’editoria italiana e, più in generale, a quelli di storia italiana e storia dell’emigrazione italiana.

 

Matteo Pretelli

 
 

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