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Sebastiano Marco Cicciò. I Peirce. Una famiglia di imprenditori tra Mediterraneo e Atlantico (1815-1925)

Gioiosa Jonica, Corab, 2017, pp. 95, € 10.

Con un testo snello arricchito da un’appendice fotografica e documentaria, l’autore ricostruisce oltre un secolo di storia della famiglia Peirce, imprenditori di origini inglesi trasferitisi in riva allo Stretto di Messina, dove prosperano grazie alle attività marittime e soprattutto al trasporto degli emigranti italiani oltreoceano. Emblemi del ruolo svolto dalle comunità straniere residenti a Messina nell’Ottocento, i Peirce danno un grande impulso allo sviluppo economico e sociale della città siciliana, abbracciando al contempo le idee liberali e appoggiando la causa nazionale. Prima agenti marittimi, poi noleggiatori e infine armatori, rafforzano il prestigio e il patrimonio familiare anche mediante legami matrimoniali con le migliori famiglie della borghesia mercantile cittadina, a dimostrazione che la contiguità professionale prevale sulla comune appartenenza nazionale. 

Nel succedersi delle generazioni, uno speciale rilievo è dato alla figura di Guglielmo Peirce che, distintosi per la sua intraprendenza e competenza marittima, può essere incluso nel novero dei grandi imprenditori artefici dello sviluppo industriale dell’Italia agli inizi del Novecento. Insieme al fratello Giorgio, dà vita alla più grande impresa della famiglia, fondando la compagnia di navigazione Sicula Americana per il trasporto degli emigranti al di là dell’Atlantico, uno degli investimenti più fruttuosi e stabili per il comparto armatoriale nel periodo post-unitario, più del trasporto delle merci con le sue fluttuazioni. 

Come sottolinea l’autore, l’impresa marittima dei Peirce è l’unica nel Mezzogiorno capace di competere nel traffico internazionale con le compagnie estere e, in Italia, con quelle genovesi, le prime a praticare il trasporto transoceanico dei passeggeri. Le navi impiegate dalla ditta anglo-messinese per la traversata oceanica sono rinomate per le comodità offerte ai passeggeri, la qualità degli ambienti e la notevole velocità.

Tra le ragioni della rapida fortuna dei Peirce, il libro non trascura di considerare la legge Boselli (1885) che prevede premi di costruzione e navigazione in favore degli armatori che acquistino navi nei cantieri nazionali, allo scopo di sostenere lo sviluppo della marina mercantile italiana, settore strategico per il futuro del Paese. Non va dimenticato, infatti, che in Italia, sia per la scarsezza delle risorse minerarie sia per la debolezza dell’industria metal-meccanica, il passaggio al vapore avviene molto lentamente e si rendono necessarie misure protezionistiche nei confronti dell’agguerrita concorrenza straniera. Tuttavia, nonostante le sovvenzioni statali e gli sforzi del Commissariato Generale dell’Emigrazione per il rinnovamento della flotta e il miglioramento della qualità del naviglio, non si riesce a colmare il generale ritardo accumulato rispetto agli altri Paesi europei.

Il devastante terremoto che colpisce Messina nel 1908, causando morti e distruzioni materiali incalcolabili, segna una cesura nell’epopea della famiglia Peirce, costretta a trasferirsi a Napoli per proseguire l’attività produttiva. In questa tragica circostanza, risulta provvidenziale il tempestivo intervento della Sicula Americana che mette a disposizione le proprie imbarcazioni per portare soccorsi ed evacuare i superstiti. L’affetto immutato verso la sventurata città natale, ribadito più volte nello scorrere delle pagine, induce Guglielmo a inaugurare una linea passeggeri lungo la rotta Messina-Napoli-Palermo-New York, al fine di incoraggiarne la rinascita economica. 

La flotta della Sicula Americana subisce gravi danni nei conflitti in cui è coinvolta l’Italia nei primi decenni del Novecento, partecipando alle operazioni di sbarco e ai rifornimenti e al trasporto delle truppe. Per uscire dalla crisi post-bellica e favorire la ripresa dei traffici migratori nel dopoguerra, appare auspicabile l’unione degli interessi particolari nell’interesse supremo della Nazione. Così, in accordo con la Navigazione Generale Italiana, i Peirce creano una nuova grande società di navigazione nel porto di Napoli, la Transoceanica, destinata al trasporto e al commercio marittimo verso qualsiasi destinazione. Prima di essere colto dalla morte, Guglielmo Peirce progetta un grandioso (ma mai realizzato) piano di sviluppo per l’intero Sud Italia, sempre al centro del suo interesse, di cui avrebbe voluto favorire il rinnovamento mercantile e il risveglio economico.

Alla morte di Guglielmo, la Transoceanica passa sotto il controllo della Navigazione Generale e, dopo un tentativo del figlio Giorgio di ricostituire la flotta, viene messa in liquidazione, anche a causa della caduta del flusso migratorio verso gli Stati Uniti dove sono entrate in vigore le leggi restrittive del primo dopoguerra.

Pregevole è questo libro nel quale, attraverso le vicende della famiglia Peirce, che ha dato lustro all’Italia, sua seconda patria, soprattutto per l’opera svolta a favore degli emigranti, Cicciò stimola la riflessione sull’importanza strategica delle attività marittime per un Paese naturalmente proiettato sul mare. 

 

Mariavittoria Albini

 

 

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