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Analisi comparata degli emigranti dall'Europa meridionale e orientale attraverso le liste passeggeri delle navi statunitensi

Ira A. Glazier, Temple Balch Center for Immigration Research
Robert Kleiner, Center for Social Networks and Health, Ullevaal Hospital, Oslo, e Temple University
(
traduzione di Maddalena Tirabassi)

Negli ultimi anni sono stati pubblicati studi importanti che affrontano il processo migratorio negli Stati Uniti. Attraverso l'utilizzo di sofisticate tecniche quantitative essi hanno fornito dati interessanti sulle occupazioni degli immigrati prima della loro venuta negli Stati Uniti, la loro struttura familiare, il numero di figli, il livello di istruzione e così via1. Ciò che non conosciamo è la regione di provenienza degli immigrati, un dato rilevante per comprendere le loro motivazioni all'espatrio e l'impatto della loro eventuale precedente urbanizzazione. La maggior parte delle nostre conoscenze sull'argomento deriva da dati aggregati raccolti da enti governativi o privati. Ciò significa che non siamo in grado di esaminare l'interazione di fattori allo scopo di giungere a risultati specifici.
        Ad un livello più sofisticato vorremmo, ad esempio, sapere di più sull'incrocio di variabili quali dimensioni familiari, specializzazione e istruzione e scelta dell'area di residenza. Mentre ognuno di questi dati è disponibile a livello aggregato, essi non sono disponibili a livello individuale. In tal modo i dati attuali non ci consentono di trovare risposte a molte delle questioni più interessanti e importanti.
        Le liste passeggeri sono simili ai fogli dei censimenti. Esse contengono informazioni di primaria importanza, richieste dalla legislazione americana sull'immigrazione circa ogni immigrante: cognome e nome, nave e data dell'arrivo, i nomi degli altri membri della famiglia con cui viaggiava, sesso, età, occupazione, stato civile, istruzione, nazionalità, paese o località di provenienza, porto di imbarco e di sbarco, destinazione presunta, luoghi e date dei precedenti soggiorni negli Stati Uniti, nomi e indirizzi di amici e parenti rimasti nel paese natale, e degli amici o dei parenti negli Stati Uniti all'epoca dell'arrivo, razza, caratteristiche fisiche, segni particolari e luogo di nascita.
        Le liste dei passeggeri delle navi con dati a livello individuale possono quindi fornire risposte a questioni fondamentali sulla migrazione: chi immigrò, da dove venivano gli immigrati, con quali membri della famiglia viaggiavano, quando arrivarono, dove andarono, quante volte tornarono, e così via. Le liste passeggeri possono anche essere utilizzate per compilare profili sociali e demografici degli immigrati e delle loro famiglie e collegando i dati con le liste censuali è possibile seguire gli immigrati dal loro luogo natale a quello di destinazione e studiare le loro vicende personali.

Metodie procedure

Questo studio si propone di mostrare le possibilità di ricerca con dati microstrutturali tratti dalle liste delle navi e i modi in cui possono essere utilizzati per studiare le caratteristiche strutturali e comportamentali della popolazione immigrata. Lo studio è basato sulle liste di due navi scelte a caso, la Madonna con 276 italiani (la grande maggioranza dal sud Italia) e la Lithuania con 406 persone di nazionalità russa (tra cui 296 ebrei russi, 26 lettoni, 26 polacchi e 54 russi). La Madonna lasciò Napoli il 29 marzo 1910 e arrivò a New York 1'11 aprile. La Lithuania lasciò Libau il 2 agosto 1910 e arrivò a New York il 14 agosto.
        I passeggeri delle due navi campione provenivano da 410 località. La più alta concentrazione di italiani proveniva da villaggi agricoli arretrati e sovrappopolati del sud: Falerno e Pentone (Catanzaro); Villa S. Stefano e Strangolagalli (Frosinone); Pietrelcina (Benevento) e così via. La maggior parte dei russi proveniva da distretti densamente popolati, ma più sviluppati industrialmente della regione di Pale - Koidanowo, Slutzk e Minsk, dalla provincia di Minsk, Winnetzia (provincia di Grodono), Slobodka Buschansky e Novoal Exandrowka (provincia di Kovno) a nord ovest. Un numero minore proveniva da Novosibkov e Chernigow (provincia di Chernigow) e Kiev a sud ovest, e da Odessa (provincia di Cherson) a sud.
        L'analisi viene effettuata a livello individuale, invece che aggregato. A livello microstrutturale, prenderemo in considerazione le reti di collegamento nelle comunità di origine e di destinazione. Da questi dati possiamo anche dedurre i motivi dell'emigrazione, le intenzioni di emigrare permanentemente e le potenziali fonti di supporto per il processo migratorio. Non cercheremo di compiere generalizzazioni sull'emigrazione italiana e russa negli Stati Uniti. L'obiettivo principale di questo articolo è quello di dimostrare che dalle liste delle navi possiamo ricavare una più approfondita comprensione di aspetti fondamentali del processo migratorio; comprensione che altrimenti sarebbe stata impossibile. Infine occorre notare che tutte le differenze risultano essere a livello 0,05 di confidenza, a meno che non venga esplicitamente indicato che non erano significative.

Risultatidell'analisi

Sesso ed età.Iniziamo con due assunti generali. Le classi che differiscono in età si trovano a differenti stadi del ciclo vitale e possono allo stesso modo differire nelle motivazioni. Queste classi reagiscono differentemente ai mutamenti. Inoltre, le differenze sessuali definiscono diverse realtà sociali che possono a loro volta influenzare le motivazioni.
        Confrontando l'emigrazione italiana con quella russa scopriamo che le donne avevano la stessa età in entrambi i gruppi (cioè le italiane avevano 22,2 anni e le russe 22,8). I maschi italiani erano molto più vecchi (rispettivamente 27,8 e 24,8 anni), il che suggerisce che possiamo trovarci di fronte a motivazioni differenti. I maschi italiani più vecchi possono essere emigrati per vari motivi: 1) se erano scapoli possono essere emigrati per cercare nuove opportunità e impiantarsi stabilmente; 2) se sposati possono anch'essi aver voluto radicarsi nel Nuovo mondo e/o cercare opportunità di guadagno per mantenere la famiglia a casa. Era meno probabile che i più giovani maschi russi fossero sposati, per cui la spinta a formare nuove radici e trovare nuove opportunità può essere stata più forte.
        Nell'analizzare i due gruppi disaggregati per sesso, tuttavia, scopriamo che il 91 per cento degli emigrati italiani era di sesso maschile. Ciò suggerisce che l'emigrazione non rappresentava un'alternativa importante per le donne italiane nell'affrontare la loro particolare realtà sociale. Le donne russe, d'altra parte, superavano i maschi, 56 per cento. Inoltre, le donne avevano il predominio in tutte le classi d'età eccetto nelle coorti 25-34 e 40-49. L'emigrazione delle donne russe, perciò, assume un significato maggiore nella nostra analisi, sia per le donne che per gli uomini.

Stato civile.Accettiamo il presupposto che lo stato civile influenzi il modo in cui gli individui reagiscono alle diverse richieste sociali. Il 66 per cento dei maschi adulti (più di 14 anni) nel campione italiano era sposato (e il 34 per cento era scapolo). Nel campione russo il 32 per cento dei maschi era sposato (e il 68 per cento scapolo). La grande maggioranza dei maschi italiani era coniugata. Potremmo dedurne che emigrarono sia per formare delle radici per le loro famiglie e/o per trovare nuove fonti di guadagno per mantenere le famiglie a casa. Un terzo dei maschi italiani immigrati era scapolo e probabilmente emigrava per trovare migliori opportunità personali nel «nuovo mondo». L'alta percentuale di non coniugati nel campione russo suggerisce che un numero maggiore di russi venne a cercare opportunità personali così da poter rimanere negli Stati Uniti. I dati, su questo punto, sono però solo indicativi.

Alfabetizzazione e occupazione.Dalle informazioni sull'istruzione e l'occupazione possiamo trarre con maggior affidabilità spunti sui motivi che spinsero ad emigrare. Partiamo dal presupposto che i membri specializzati e quelli istruiti di una popolazione siano i più ambiziosi e più tesi al cambiamento di status di quelli meno istruiti, o non specializzati. (Useremo di seguito l'alfabetizzazione come variabile di approssimazione per la descrizione dell'istruzione). La Tabella 1 mostra che per gli italiani, il 29 per cento del totale del campione era alfabetizzato, mentre il 71 per cento era analfabeta. Per i russi, il 51 per cento del totale era istruito, e il 49 per cento era analfabeta. La differenza suggerisce che i russi possono essere stati più motivati a emigrare perché più ambiziosi e desiderosi di cambiare status.
        Nelle liste passeggeri sono state classificate secondo tre gruppi occupazionali, a seconda del livello di specializzazione, le 271 diverse occupazioni: cioè «specializzati», «servizi» e «non specializzati». Come mostra la tabella 1 tra gli italiani il 7 per cento era specializzato, e il 93 per cento non specializzato. Tra i russi il 40 per cento del campione era specializzato ed il restante diviso tra non specializzati e servizi. La diversità occupazionale, la maggior concentrazione in occupazioni specializzate, sembrano suggerire che i russi siano più ambiziosi e che ciò costituisca un motivo per emigrare. In una società in cui si attribuiva gran valore allo status, come gli Stati Uniti, si può presupporre che le persone istruite e in possesso di specializzazione abbiano maggiori possibilità di «successo».
        La Tabella 2 mostra che nella categoria «specializzati», i russi erano più istruiti degli italiani nelle classi di età 20-35 e 36-50, sebbene il campione italiano sia piccolo. Nelle occupazioni non specializzate, gli italiani avevano lo stesso tasso di alfabetizzazione dei russi sotto i vent'anni, ma un tasso più basso per i gruppi di età 20-35 e 36-50. In tal modo non solo la maggior alfabetizzazione dei russi rispetto agli italiani li ha preparati ad una più rapida mobilità sociale ed economica nella nuova destinazione, ma ciò si applica anche ai russi di età compresa tra i 20 e i 50 anni.
        Nella Tabella 3, nella categoria non specializzati, troviamo più maschi italiani sposati che russi (67 per cento contro il 54 per cento) e meno scapoli italiani che russi (33 per cento contro il 46 per cento). Contemporaneamente ci sono più donne italiane sposate che tra i russi (86 per cento contro il 71 per cento). Tra gli specializzati, i maschi italiani sposati sono la stessa percentuale dei maschi sposati russi (53 per cento e 56 per cento). Nella categoria «occupazione sconosciuta», i non sposati, maschi e femmine, predominano tra i russi (98 per cento e 97 per cento). Gli italiani in questa categoria sono troppo pochi per essere presi in considerazione. In tal modo il maggior numero di non sposati nel campione russo suggerisce un modello russo di emigrazione permanente. Al contrario, il gran numero di coniugati tra i maschi italiani fa presupporre un alto tasso di migrazione di ritorno in Italia.
        Posti alla prova dell'inserimento nel Nuovo mondo, gli italiani si sarebbero mostrati svantaggiati fin dall'inizio. Erano meno istruiti, meno specializzati, avevano responsabilità familiari, ed erano più vecchi. I russi, d'altra parte, erano più preparati a trarre vantaggio dalle opportunità. Essi erano più istruiti, più specializzati, avevano meno responsabilità familiari ed erano più giovani. Queste caratteristiche erano proprie sia dei maschi, che delle femmine nel campione russo. I dati sembrano così sostenere la posizione che gli italiani vennero nel paese per guadagnare danaro per le loro famiglie in patria, mentre i russi emigrarono per impiantarsi stabilmente.

Precedenti esperienze migratorie.Se ci sono differenze nel tasso di migrazioni interne (al proprio paese) che precedono l'emigrazione oltreoceanica, se ne può dedurre che gli individui che hanno già avuto un'esperienza migratoria siano meglio preparati ad adattarsi alle condizioni di vita nel Nuovo mondo. L'11 per cento degli italiani aveva sperimentato migrazioni interne, contro il 21 per cento dei russi. Ciò suggerisce che i russi si sarebbero assimilati più facilmente negli Stati Uniti. Una precedente esperienza migratoria oltreoceanica, implicando maggiori difficoltà di adattamento, avrebbe avuto effetti più rilevanti. Riguardo agli italiani, il 37 per cento era già stato negli Stati Uniti, mentre tra i russi solo l'1 per cento. Almeno in questo senso, gli italiani potevano essere più preparati alla migrazione transoceanica.

Reti sociali e familiari.Abbiamo visto che età, sesso, stato civile ed occupazione possono esercitare un ruolo nella decisione di emigrare. Tuttavia, legami personali nei confronti di familiari, o amici nel paese natale e nella comunità di destinazione esercitano anch'essi un ruolo decisivo rispetto alle probabilità di successo o fallimento, o sulla permanenza dell'emigrazione. Questi punti, tuttavia, possono essere più difficili da provare. Alla fine del XIX secolo, l'emigrazione dall'Italia e dall'Europa dell'Est verso gli Stati Uniti avveniva per lo più attraverso il meccanismo della catena migratoria. Possiamo rilevare che la maggior parte degli italiani che giunsero nel 1910 aveva lasciato la propria «famiglia natale» (padre, madre, fratelli e sorelle) e la «nuova famiglia» (moglie, marito, figli e figlie) nel paese natale. Essi emigrarono verso parenti - zie, zii, cugini, nonne e nonni - (42 per cento); o presso amici e parenti acquisiti che si trovavano già negli Stati Uniti (19 per cento). (I dati relativi alle famiglie lasciate nei paesi d'origine in questo caso non erano disponibili per i russi, l'analisi è quindi basata sui soli dati italiani). Possiamo anche ricostruire legami precedenti nella catena migratoria. Dalla Tabella 4A vediamo che il 36 per cento degli italiani aveva già la propria famiglia natale (29 per cento) o la nuova (7 per cento) negli Stati Uniti; mentre il 62 per cento aveva solo membri della propria famiglia estesa (36 per cento), amici e parenti acquisiti (26 per cento). Per i russi si aveva il modello contrario. Il 66 per cento aveva già membri della propria famiglia natale (25 per cento) e della nuova famiglia (41 per cento) negli Stati Uniti; mentre il 32 per cento aveva membri della famiglia estesa (12 per cento) o amici (20 per cento). Di particolare importanza risulta la differenza tra le percentuali di coloro che avevano la famiglia nuova negli Stati Uniti, il 7 per cento del campione italiano, e il 41 per cento di quello russo. Questi dati mostrano chiaramente che gli italiani stanno emigrando appoggiandosi a reti familiari non nucleari e i russi stanno emigrando appoggiandosi su legami di famiglie nucleari.
        I dati ci permettono inoltre di studiare simultaneamente i legami tra gli immigrati e le loro comunità di origine e di destinazione. Nella Tabella 4B vediamo che gli italiani immigrati nel 1910 che provenivano da famiglie natali si recano per lo più negli Stati Uniti dalle famiglie natali (14 per cento) e nelle nuove famiglie (13 per cento). D'altra parte, gli italiani che venivano dalle famiglie nuove andavano principalmente da altri parenti (6 per cento) e amici e parenti acquisiti (20 per cento), in famiglie, cioè, non nucleari. Questi dati indicano chiaramente che coloro che lasciavano i coniugi nella comunità natale non avevano all'epoca programmato un insediamento permanente.
        Il campione italiano del 1910 è stato poi diviso tra coloro che non erano mai stati negli Stati Uniti e coloro che erano già emigrati due o più volte (i repeaters). I repeaters andavano da amici e parenti acquisiti (40 per cento) e da parenti (32 per cento). In entrambi i casi, tuttavia, la tendenza predominante per le famiglie natali e per quelle nuove era di rimanere in Italia. La bassa percentuale di coloro che si recavano dalla famiglia natale, suggerisce che i repeaters non avevano stabilito stretti legami familiari (sia con la famiglia natale, che con quella nuova) negli Stati Uniti. In altre parole, gli italiani non programmavano un'emigrazione permanente. Prendendo il campione russo, il 39 per cento si recava presso la nuova famiglia che, paragonato al 7 per cento degli italiani, è indicativo della più forte volontà di restare. Gli italiani, sia i repeaters che gli altri, e i russi avevano le stesse percentuali di coloro che si recavano presso la famiglia natale (cioè rispettivamente 27 per cento, 30 per cento, 26 per cento).
        Per concludere, i russi sembravano più propensi all'emigrazione permanente, sia per i legami personali, stretti legami familiari o per ragioni di ambizione o di desiderio di cambiamento di stato. Sembrerebbe che la tendenza predominante tra gli italiani in quest'epoca fosse quella di mantenere i legami con la famiglia a casa e di trovare migliori occasioni temporanee di guadagno negli Stati Uniti.

Dimensioni familiari.L'analisi del tipo e delle dimensioni delle famiglie emigranti mostra che un numero relativamente piccolo di italiani viaggiava con la famiglia (11 per cento), se paragonato al campione russo (23 per cento). Le unità familiari italiane erano anche più piccole di quelle russe. Ciò tenderebbe a confermare il nostro rilevamento, secondo cui gli italiani in questo periodo non portavano le loro famiglie negli Stati Uniti, mentre i russi pianificavano un insediamento permanente.

Occupazione e estrazione urbana o rurale.Per quello che riguarda l'occupazione non si riscontra alcuna tendenza nel campione italiano a concentrarsi in comunità di dimensioni particolari (si veda la Tabella 5). Ciò si applica anche alle occupazioni specializzate e non. Nel caso russo, sembra esserci una relazione non lineare tra l'occupazione e la dimensione della città. L'occupazione specializzata si concentra nelle comunità di medie dimensioni (cioè da 20.000 a 49.999 abitanti) e quella non specializzata si concentra principalmente nelle comunità rurali (62 per cento) e in seconda istanza nelle grandi aree urbane (52 per cento) Solo la categoria 4 (nella Tabella 5) può essere paragonabile in qualche modo alle grandi aree urbane negli Stati Uniti - di conseguenza, nella nostra discussione sulle destinazioni, ci focalizziamo sulle grandi concentrazioni urbane.
        Per gli italiani, il 45 per cento del campione nelle occupazioni non specializzate emigrò in grandi aree urbane negli Stati Uniti, laddove il 55 per cento si recò in piccole aree urbane o rurali. Per quello che riguarda gli specializzati, il 72 per cento emigrò in grandi aree urbane, mentre il 28 per cento emigrò in aree urbane piccole o rurali. I non specializzati si recarono anch'essi in grandi centri urbani (Boston, New York, Brooklin e Filadelfia). Tra i russi il 74 per cento del campione occupato in settori non specializzati, emigrò nei grandi centri urbani (Chicago, New York, Brooklin, Filadelfia) e il restante 26 per cento in piccole aree urbane o rurali. Nella categoria degli specializzati, il 90 per cento si recò in larghi centri urbani e il restante andò in zone rurali. In tal modo tutte le categorie occupazionali nel campione italiano e russo si recarono verso grossi centri urbani, ma questa tendenza variava a seconda del paese d'origine e dell'occupazione.

Conclusioni

Sotteso al nostro approccio è un modello di equilibrio-disequilibrio, in cui i mutamenti della popolazione o altri parametri influenzano la relativa forza degli elementi conflittuali. La risultante delle forze conflittuali determina la decisione di emigrare. Con questa prospettiva in mente, ci siamo proposti di determinare se possiamo identificare: a) le motivazioni che sottostanno alla decisione di emigrare; b) la misura in cui l'emigrazione è permanente o temporanea; c) le mete delle migrazioni (da origini urbane a destinazioni urbane o rurali, o tra destinazioni rurali a destinazioni urbano-rurali). Mentre i dati demografici tradizionali ci forniscono spunti e idee, i dati che sono emersi come critici nell'analisi riguardavano le informazioni sui rapporti sociali degli individui nelle comunità di origine e destinazione. Questa lettura ci ha permesso di comprendere le implicazioni delle differenze nelle caratteristiche di un campione dall'Europa dell'Est e di uno dall'Italia. Siamo rimasti inoltre colpiti dalle complesse questioni che si possono prendere in esame pur con i limitati dati delle liste delle navi. Risulta chiaro che i dati nominali che abbiamo a disposizione aprono nuove frontiere per gli studi sulle migrazioni.

 

Note

1

Tra gli studi recenti che hanno adottato un uso estensivo dei dati a livello micro citiamo i seguenti: Josef J. Barton, Peasants and Strangers: Italians, Rumanians and Slovaks in an American City, 1890-1950, Harvard, Harvard University Press, 1975; John W. Briggs, An Italian Passage: Immigrants to Three American Cities, 1890-1930, Yale, Yale University Press, 1978; Dino Cinel, From Italy to San Francisco, Stanford, Stanford University Press, 1982; Charlotte J. Erickson, «Emigration from the British Isles to the U.S.A. in 1841», Population Studies, 43, 1989, pp. 347-67; Id., «Who Were the English Emigrants?», Population Studies, 44, 1990, pp. 21-40; Joseph P. Ferrie, Settlement Patterns, Occupational Mobility and Wealth Accumulation among European Immigrants to the U.S., 1840-1860, Chicago, University of Chicago, dattiloscritto; John Gjerde, From Peasants to Farmers. Migration from Balestrand, Norway, to the Upper Middle West, Cambridge, Cambridge University Press, 1985; Walter Kamphoefner, The Westfalians, from Germany to Missouri, Princeton, Princeton University Press, 1987; Robert C. Ostergren, A Community Transplanted, the Trans-Atlantic Experience of a Swedish Immigrant Settlement in the Upper Middle West, 1835-1915, University of Wisconsin Press, 1988; Robert P. Swierenga, «Dutch International Migration and Occupational Change: A Structural Analysis of Multinational Linked Files» in Ira A. Glazier, Luigi De Rosa, Migrations across Time and Nations, Holmes and Maier, 1986.

Dati statistici sull'immigrazione italiana e russa negli Stati Uniti si trovano in: Atti della Commissione per l'Inchiesta Parlamentare sulla Condizione dei Contadini nelle Province Meridionali e nella Sicilia, 8 voll., Roma, 1906-11; Luigi De Comite, Ira A. Glazier, «Socio-Democratic Characteristics of Italian Emigration to the United States from Ship Passengers Lists: 1880-1914», Ethnic Forum, 1-2, 1984; I.A. Glazier e L. De Rosa, a cura di, Migrations cit.; Massimo Livi Bacci, L'immigrazione e l'assimilazione degli italiani negli Stati Uniti, Milano, 1961; Ministero dell'Agricoltura, Industria e Commercio, Direzione Generale della Statistica, Censimento della Popolazione dal Regno d'Italia al 10 Febbraio 1901, Roma, 1902; V.V. Obolenski, Mezhdunarodnie i Mezhkontinetalnie Migrazi i v Vovoennoi Rossii i S.S.S.R., Mosca, 1928; Recueil de Materiaux sur la Situation Economique des Israelites de Russie, 2 voll., Parigi, 1904-6; H.A. Troinitskii, a cura di, Pervaia Vseobschaia perepis' naseleniia Rossiskoi Imperii, Tsentral'nyl statisticheskii komite, 1987; N.L. Tudorianu, Ocherki Rossiiskoi Trudovoi Emigratsii Perioda Imperializmo, Kishinev, 1986.

Tabella 1. Occupazione degli alfabetizzati italiani ed europei dell'Est secondo il sesso al 1910 (valori in percentuale)

 

Italiani alfabetizzati

Europei dell'Est alfabetizzati

Occupazione

Maschi

Femmine

Totale

V.a.

Maschi

Femmine

Totale

V.a.

         

Specializzati

61

0

7

11

74

75

40

81

Servizi

-

-

-

-

100

100

-

4

Non specializzati

30

14

93

71

51

37

60

67

Dati mancanti

0

20

-

11

15

19

-

30

Totale

32

16

29

93

49

52

51

182

 

Tabella 2. Occupazione degli alfabettzzati italiani ed europei dell'Est secondo le classi di età al 1910 (valori ln percentuale)

  

Italiani alfabetizzati

Europei dell'Est alfabetizzati

Occupazione

Età

% Sì

% No

V.a.

% Sì

% No

V.a.

        

Specializzati

< 20

71

29

7

71

29

41

 

20-35

50

50

6

83

17

48

 

36-50

40

60

5

71

29

14

 

> 50

-

-

-

50

50

4

    

18

  

107

        

Servizi

< 20

      
 

20-35

   

100

-

1

 

36-50

   

100

-

2

 

> 50

   

100

-

1

       

4

        

Non specializzati

< 20

47

53

30

45

55

27

 

20-35

28

72

163

48

52

90

 

36-50

26

74

38

39

61

31

 

>50

-

100

3

00

100

8

    

234

  

156

        

Dati mancanti

< 20

00

100

14

17

83

133

 

20-35

33

67

6

20

80

5

 

36-50

-

100

1

33

67

3

 

> 50

-

-

-

100

00

1

    

21

  

142


Tabella 3. Occupazione e stato civile per italiani ed europei dell'Est secondo il sesso al 1910 (valori in percentuale)

Stato civile - Italiani

 

Maschi

Femmine

Occupazione

Coniugati

Non coniugati

V.a.

Coniugati

Non coniugati

V.a.

       

Specializzati

53

47

17

-

-

-

Servizi

-

-

-

-

-

-

Non specializzati

67

33

221

86

14

14

Dati mancanti

50

50

2

50

50

10

 

Stato civile - Europei dell'Est

 

Maschi

Femmine

Occupazione

Coniugati

Non coniugati

V.a.

Coniugati

Non coniugati

V.a.

Specializzati

56

44

59

2

98

48

Servizi

-

100

3

100

0

1

Non specializzati

54

46

85

71

29

67

Dati mancanti

50

50

2

3

97

79

 

Tabella 4A. Reti sociali e familiari degli immigrati già negli Stati Uniti prima del 1910 (valori in percentuale)*

 

Famiglie natali

Famiglie nuove

Altri parenti

Amici e parenti

Italiani

0,29

0,07

0,36

0,26

Russi

0,25

0,41

0,12

0,20

* Il 2 per cento di ciascun gruppo non è stato campionato

 

Tabella 4B. Collegamenti con le reti sociali e familiari degli italiani nelle comunità di origine e di destinazione (valori in percentuale)*

Verso

Famiglie natali

Famiglie nuove

Altri parenti

Amici e parenti

Da

0,14

0,13

0,08

0,03

 

0,16

0,00

0,16

0,20

 

0,04

-

-

-

 

-

-

-

-

* Il 6 per cento di ciascun gruppo non è stato campionato

Tabella 5. Occupazione e concentrazione della popolazione nei luoghi di origine degli italiani e degli europei dell'Est (valori in percentuale)

 

Dimensioni del paese o dell'abitato

 

Italiani

Europei dell'Est

 

Specializzati

Non specializzati

Dati mancanti

Specializzati

Non specializzati

Dati mancanti

³ 1.000 ² 9.999

0,07

0,91

0,02

0,37

0,62

0,01

³ 10.000 ² 19.999

-

0,90

0,10

-

-

-

³ 20.000 ² 49.999

0,05

0,95

0,00

0,56

0,44

0,00

> 50.000

-

1,00

0,00

0,48

0,52

0,00

 

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