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San Marino e l’emigrazione transoceanica

Mauro Reginato e Tiziana Barugola*
Università di Torino 

Riferimenti bibliografici

Premessa
All’interno del territorio della Repubblica italiana esistono due Stati indipendenti: lo Stato del Vaticano (o Città del Vaticano) e la Repubblica di San Marino, entrambi minuscoli ma con differenti vicende storiche che li hanno portati a queste piccole dimensioni. Lo Stato del Vaticano (storicamente conosciuto anche come Stato della Chiesa) è cresciuto nei secoli fino a dominare una discreta parte del territorio italiano; con l’Unità d'Italia le sue dimensioni si sono progressivamente ridotte fino a giungere alle attuali (circa un chilometro quadrato). La Repubblica di San Marino, invece, è nata piccola e tale è rimasta negli attuali 1700 anni della sua storia durante i quali, però, ha vissuto le medesime vicende degli altri stati europei: le guerre e le crisi annonarie del primo millennio, il timido sviluppo dei primi trecento anni del secondo millennio, le crisi epidemiche e le vicende belliche del XVI e XVII secolo, le difficoltà della trasformazione industriale, l’emigrazione all’estero.
            L’Europa del 1800 è caratterizzata da un imponente flusso migratorio, dapprima prevalentemente dai paesi del sud a quelli del nord del continente e successivamente transoceanico. Tale movimento non poteva non interessare anche la Repubblica di San Marino, caratterizzata tra il 1800 ed il 1900 da una economia che la poneva tra le più disastrate d’Europa. L’assistenza governativa sammarinese agli emigranti fu agli inizi sporadica e quasi esclusivamente espressa sotto forma di un sussidio in denaro erogato alle famiglie che intendevano emigrare (non però a tutte) e che ne facevano richiesta.1Solamente l’intervento di Pietro Franciosi e la creazione dell’Ufficio per l’Emigrazione fece fare un passo avanti all’assistenza organizzata. Parallelamente, o forse in conseguenza, alla presa di coscienza governativa si sviluppò anche a San Marino una prima forma di letteratura dedicata all’emigrazione, analogamente a quanto stava avvenendo nel continente europeo. La letteratura dell’emigrazione di San Marino percorre la comune strada europea: in prevalenza storiografica ed aneddotica, scarse le analisi statistico-demografiche. Anche nei convegni organizzati a San Marino nell’ultimo decennio del 1900 dal Centro Studi Permanente sull’Emigrazione prevalgono le analisi politico-economiche sugli aspetti quantitativi. Per cercare di contribuire a colmare quella che ci sembra ancora una sorta di «debolezza» nell’esame globale dell’emigrazione sammarinese, abbiamo intrapreso una prima analisi quantitativa e qualitativa di quanti hanno lasciato la Repubblica alla fine dell’Ottocento per recarsi all’estero. In tutti i lavori è necessario fare delle scelte; in questo caso la scelta (o il limite) è stata compiuta decidendo di interessarci (per ora) solamente a quanti hanno percorso la rotta transoceanica, in particolare quella dell’America latina. La decisione non è frutto di elemento casuale, ma trae spunto dai risultati di una ricerca effettuata da uno dei due autori sull’emigrazione degli italiani nello stato brasiliano di Espirito Santo.2Nel corso di tale lavoro è stata osservata una forte corrente migratoria sammarinese in Espirito Santo tra il 1895 ed 1896; ciò ha stimolato la curiosità ed il desiderio di approfondimento. Quanto viene presentato nelle pagine che seguono è l’anticipazione di una analisi maggiormente approfondita nei temi statistico-demografico che è in corso di attuazione. Per tale ragione, la presentazione del progetto di studio sembra interrompersi bruscamente senza motivo e non si conclude nel modo classico con le «osservazioni conclusive»; queste si potranno trarre solamente quando sarà completato il progetto di lavoro sull’emigrazione sammarinese in Sudamerica, che vede coinvolti ricercatori sia di parte italiana che brasiliana. Sempre per tale ragione questa breve introduzione può intendersi anche come provvisoria conclusione della analisi condotta fino ad ora.

Cenni storici e amministrativi
Il territorio della Repubblica di San Marino, compreso fra le regioni dell'Emilia-Romagna e delle Marche, ha una superficie di 61,196 chilometri quadrati, posta in corrispondenza dei rilievi più meridionali dell'Appennino romagnolo. La Repubblica si sviluppa attorno al monte Titano sul quale sorgono la Città ed il Borgo, tradizionalmente sedi del potere e dei commerci; il territorio circostante è distinguibile in una zona in prevalenza collinare sul versante nord-orientale ed in una zona montuosa sul versante sud-occidentale.
            Dal punto di vista amministrativo, la Repubblica di San Marino è organizzata in nove distretti denominati «Castelli»: San Marino, Borgo Maggiore, Serravalle, Acquaviva, Chiesanuova, Domagnano, Faetano, Fiorentino, Montegiardino; in ognuno di essi funziona una Giunta di Castello i cui compiti e funzioni sono di carattere deliberativo, consultivo, promozionale, di gestione e di controllo degli enti locali. La Giunta è rappresentata dal Capitano di Castello che la convoca e la presiede.3
            Con molta approssimazione, si può datare la comparsa dei primi insediamenti umani nella zona del territorio sammarinese attorno al 5000-4000 a.C. ma ufficialmente si fa risalire la fondazione dello stato di San Marino al 3 settembre del 301 d.C., giorno in cui la leggenda colloca la morte del Santo, il quale lasciò in eredità ai suoi compagni questo territorio, libero da qualsiasi dipendenza perché donatogli dalla matrona romana Felicissima in segno di gratitudine per la prodigiosa guarigione del figlio Verissimo. In quel periodo il territorio sammarinese doveva occupare una superficie di circa 4 chilometri quadrati, tutti posti ad ovest del monte Titano, dinanzi il Montefeltro.
            La vita pubblica di San Marino è tuttora regolata dagli Statuti del 1600,4 che originano dai primitivi ordinamenti del XIII secolo e che si conservano ancora integri, salvo alcune modifiche introdotte dagli Statuti emessi tra il 1295 e il 1600, periodo nel quale si realizzarono le linee di sviluppo politico-istituzionale della Repubblica.
            I supremi moderatori della Cosa Pubblica sono i due Capitani Reggenti che hanno pari facoltà, possono agire tanto congiuntamente quanto separatamente ed a ciascuno compete sull’altro il diritto di veto. L'amministrazione della giustizia è affidata, per motivi di carattere storico, a uomini di legge esterni allo Stato, ad eccezione del Giudice Conciliatore che è sammarinese ed ha competenza per le cause civili di bassa entità. La Repubblica di San Marino, pur essendo uno stato neutrale, dispone di Corpi Militari Uniformati volontari: la Compagnia Uniformata, la Guardia d'Onore (detta Guardia Nobile), la Guardia di Rocca, la Gendarmeria. Il corpo della Polizia Civile, composto da sammarinesi, ha compiti di controllo, di tutela e di prevenzione in materia commerciale, turistica, annonaria e di circolazione stradale.

Il popolamento del «Titano»
All'epoca dell’arrivo del monaco Marino, il monte Titano e le vicinanze erano sicuramente abitate, potendosi far risalire al 2500 a.C. una certa presenza stabile, anche se relativamente scarsa. Le guerre e le crisi annonarie che si susseguirono dal II al VII secolo ridussero la popolazione in Europa e in Italia; si può ragionevolmente pensare che lo stesso accadde anche nel territorio del Titano. I primi statuti (1205-1302), fissano i confini del territorio, i quali circoscrivono una superficie di circa ventisei chilometri quadrati. Si ipotizza che in quegli anni la popolazione si avvicini alle 1.500 unità. Agli inizi del secolo XIV il comune di San Marino vede ancora accresciuti i suoi abitanti e l'estensione del territorio; un censimento descrive 215 fuochi a Castello ed altri quindici a Domagnano, dieci a Valle, venti a Fiorentino, cinquanta a Serravalle, diciotto a Faetano e ventinove a Montegiardino. In quell'epoca il territorio della Repubblica aveva raggiunto l'estensione pressoché definitiva, intorno ai sessanta chilometri quadrati.5
            Tra il 1500 ed il 1700 lo sviluppo demografico di San Marino può essere seguito tramite le periodiche rassegne,6 ordinate dai Capitani Reggenti, con le quali ogni capofamiglia doveva rendere noto il numero delle bocche a carico, la quantità di grano disponibile e la terra che poteva seminare. Nel 1535 questi documenti fanno risultare 568 capifamiglia e 2.467 bocche, con una media di 4,34 unità per nucleo familiare. Nella rassegna del 1554 gli abitanti delle sei parrocchie di San Marino sono saliti a 2.572 e le famiglie, invece, sono diminuite a 561, provocando con ciò un leggero aumento della composizione media dei nuclei familiari. La rassegna del 1588 vede una inversione di tendenza: gli abitanti registrati sono 1.985, le famiglie 390.7

Tav. 1: Abitanti a San Marino nel periodo 1772-1865 (valori assoluti e in percentuale)

Castelli

1772

1779

1786

1818

1821

1828

1836

1839

1844

1865*

Acquaviva

191

181

166

223

231

250

271

279

293

352

Pieve

1220

1255

1303

1494

1560

1714

1890

1956

2066

2550

Chiesanuova

136

152

166

249

260

287

318

283

320

481

Domagnano

251

231

240

212

232

280

305

317

324

398

Faetano

246

273

309

359

389

458

511

542

563

659

Fiorentino

150

162

167

189

193

201

233

230

242

338

Montegiardino

228

239

258

334

348

380

391

405

401

541

San Giovanni

120

113

128

118

129

152

186

193

208

257

Serravalle

469

483

501

509

586

766

779

811

813

1504

Totale

3.011

3.089

3.238

3.687

3.928

4.488

4.884

5.016

5.230

7.080

Incremento %

-

0,37

0,67

0,41

2,13

1,92

1,06

0,89

0,84

1,45

Fonte: Ufficio Statale di Statistica di San Marino.
*censimento 1865

Nel 1600 inizia da parte della Chiesa la tenuta regolare dei libri di battesimo, di matrimonio e di sepoltura e, successivamente, anche del «Liber Status Animarum», una sorta di censimento pasquale. Nel 1772 gli stati delle anime disponibili per le parrocchie extraurbane ed i dati della Pieve consentono di contare una popolazione complessiva di 3.011 persone (tav.1). È il segnale dell'inizio di una fase di sviluppo demografico che prosegue anche negli anni successivi, seppur con un ritmo alterno che mostra valori alti tra il 1818 ed il 1828 e valori bassi nel periodo 1836-1844.
            La legge dell’11 dicembre 1873 predispose il secondo censimento di San Marino che ha registrato, al 1° gennaio 1874, 7.464 abitanti con 1.429 famiglie (ampiezza media 5,2), per una densità di 122 abitanti per chilometro quadrato. Nel 1899 fu realizzato un nuovo censimento. La tav. 2 riporta la serie storica del procedere della popolazione dal 1865 al 2000 e vari indicatori che danno l’immagine del percorso sammarinese. I tassi di incremento sono generalmente alti e continuamente crescenti fino alla metà del XX secolo; fa eccezione il tasso relativo al censimento del 1947, ma il suo segno negativo è la risultante dell’effetto congiunto del movimento migratorio in uscita conseguente alla fine della Seconda guerra mondiale e della revisione della popolazione dovuta proprio al censimento.
            Per San Marino si dispone della composizione della popolazione per sesso ed età ai principali censimenti ed al 2000 (tav. 2). La classe di età centrale (15-64 anni) varia relativamente poco negli ultimi 130 anni, a fronte della forte discesa dei giovani e della corrispondente forte crescita della popolazione anziana. San Marino è caratterizzato a fine Ottocento da una popolazione giovane, come testimoniato dall'età media che (nel 1874) era pari a 27,6 anni; alla fine del 1900 la struttura della popolazione si è notevolmente modificata, facendo salire l’età media a 39,8 anni.8 La piramide delle età si «ingrossa» nell’età centrali, ossia nelle età nelle quali predominano i coniugati, la forma muta e si ovalizza; la serie storica dei valori percentuali della tavola suddetta sintetizza la direzione descritta.
            La composizione della popolazione secondo lo stato civile è intimamente legata alla struttura per età ed anche alla struttura per stato civile. San Marino percorre le classiche tappe dei paesi occidentali di maggiori dimensioni. Celibi e nubili diminuiscono tra il 1865 ed oggi, in sintonia con la caduta della natalità, della restrizione delle classi giovanili e del rigonfiamento di quelle anziane.  

Tav. 2: Popolazione di San Marino fra il 1865 ed il 2000 e indicatori vari (valori assoluti e in percentuale)

Anno

M

F

MF

Indice di mascolinità
(x 100)

Densità
(ab/kmq)

Tasso di incremento medio annuo
(x 1000)

1865°
1874°

3.617
3.890

3.463
3.574

7.080
7.464

104,5
108,8

115,9
122,1

5,9

1899°

4.942

4.417

9.359

111,9

153,2

9,1

1910

5.495

5.021

10.516

109,4

172,1

10,6

1920

6.282

5.828

12.110

107,8

198,2

14,2

1930

7.148

6.599

13.747

108,3

224,7

12,8

1940

7.707

6.986

14.693

110,3

240,1

6,7

1947°

5.971

6.129

12.100

97,4

197,7

- 27,4

1950

6.443

6.483

12.926

99,4

211,2

22,3

1960

7.903

7.613

15.516

103,8

253,6

18,4

1970

9.060

8.666

17.726

104,5

289,7

13,4

1980

10.683

10.640

21.323

100,4

348,5

18,6

1990

11.490

11.618

23.108

98,9

377,6

8,1

2000

13.185

13.756

26.941

95,9

440,2

15,5

Fonte: Ufficio Statale di Statistica di San Marino
° Censimento

Tav. 3: Composizione della popolazione di San Marino per sesso e grandi classi di età (censimenti e ultimo anno disponibile) (valori percentuali)

Anno

0-14

15-64

65 +

Totale

M

F

MF

M

F

MF

M

F

MF

 

1865

16,7

16,2

32,9

31,8

30,8

62,6

2,4

2,1

4,5

100

1899

18,5

16,7

35,2

30,5

28,7

59,2

3,2

2,4

5,6

100

1947

14,6

13,8

28,4

31,6

33,4

64,9

3,2

3,5

6,7

100

2000

7,8

7,1

14,9

34,2

34,8

69,0

7,0

9,1

16,1

100

Fonte: Ufficio Statale di Statistica di San Marino

Fig. 1. Struttura per sesso ed età della popolazione di San Marino nel 2000

 Il fenomeno migratorio

Nell'ultimo secolo il movimento migratorio ha rappresentato per San Marino un fenomeno di grande importanza, che ha inciso profondamente sulla società e sulla storia del paese. La prima forma di emigrazione conosciuta dalla Repubblica tra gli inizi e la metà dell’Ottocento fu quella di carattere stagionale, massicciamente indirizzata verso le campagne romane, dove era prevalente l'occupazione nell’agricoltura e viticoltura.9 I primi a dovere ricorrere a questa forma suppletiva di guadagno furono i contadini ed i braccianti, le figure maggiormente esposte alla ciclicità del lavoro stagionale. Essi furono ben presto affiancati da una serie di piccoli commercianti ambulanti ed artigiani (calzolai, ramai, stagnini, calderai, vetrai e scalpellini), che sfruttavano in tal modo le opportunità di mercato create dai primi.
            L'emigrazione sammarinese, come quella di gran parte delle aree agricole italiane ed europee, fu causata dalle fasi negative dell’economia, che si manifestarono con il generale stato di malessere dell'agricoltura e con la scarsa attività industriale, in grado di assorbire solo un numero limitato di lavoratori. A ciò si affiancò il notevole accrescimento demografico, determinato dal miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie che, permettendo di affrontare malattie epidemiche come il colera ed il vaiolo, assicurò il raggiungimento delle età avanzate ad un maggior numero di persone. Un ulteriore impulso provenne dalla crescente possibilità di movimento, conseguenza dello sviluppo dei mezzi di comunicazione. Non deve, infine, essere sottovalutato il ruolo giocato da alcuni fattori attrattivi quali il dinamismo economico dei Paesi d'oltreoceano che garantiva la soddisfazione del desiderio (o della necessità) di migliori condizioni di vita, e l’influenza della «catena migratoria», mai come in questo periodo fortemente utilizzata come effetto di richiamo a livello parentale e amicale. L'assistenza a coloro che emigravano era affidata ai rappresentanti diplomatici e consolari, accreditati presso gli stati esteri. Tuttavia l'intervento protettivo in ordine alla situazione lavorativa e sociale fu sporadico e di scarsa consistenza, essendo per lo più rivolto al singolo caso, in una logica prettamente assistenziale che non affrontava i problemi di vita dell'emigrato. Tale situazione indusse Pietro Franciosi, esponente del partito socialista sammarinese, a promuovere l’istituzione dell'Ufficio per l'Emigrazione temporanea in Europa (1907), attraverso la locale «Società Unione e di Mutuo Soccorso». Funzione preminente dell’Ufficio era la raccolta di informazioni relative alle offerte di lavoro provenienti dall'estero; assieme a questa venivano svolte altre attività, quali la diffusione delle informazioni sul mercato locale, l'aiuto a coloro che partivano, l’aiuto all'inserimento nel paese di arrivo, l'assistenza in caso di malattie e infortuni.
            Lo sviluppo della attività dell’Ufficio per l’Emigrazione, realizzato anche attraverso l’aumento dei contatti con i rappresentanti diplomatici e consolari, portò all’incremento delle garanzie di lavoro per i sempre più numerosi emigranti, specialmente negli anni successivi alla Prima guerra mondiale. La stipulazione di accordi e convenzioni bilaterali da parte della Repubblica pose in essere un insieme di norme concordate con gli Stati di accoglimento; la prima intesa in materia di infortunio sul lavoro e di risarcimento danni fu la convenzione conclusa nel 1917 con la Francia e quello fu l’inizio di una serie di operazioni volte a migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei sammarinesi all’estero, specialmente di quelli emigrati in territori quali l’America latina, dove tali condizioni si erano rilevate drammatiche sin dall’ultimo decennio dell’Ottocento. Negli anni a cavallo tra il 1800 ed il 1900, il continente americano divenne la direzione principale della emigrazione transoceanica sammarinese, che assunse sempre più i caratteri di uno spostamento definitivo riguardante intere famiglie di coloni e di braccianti.
            Per l’osservazione e la comprensione del movimento migratorio il problema di fondo è rappresentato dalle fonti, le quali anche a San Marino, come in tutti i paesi che hanno visto un forte movimento in uscita, sono costituite da una serie di documenti allo stesso tempo lacunosi e non esaustivi della descrizione del reale flusso. Dai tre censimenti del 1800 (indetti, ricordiamo, più per fini fiscali che demografici) è possibile dedurre la presenza o l’assenza dei censiti. Nei fogli del censimento del 1874 sono registrate 24 famiglie residenti fuori dal territorio, per un totale di 153 individui, «ma la consistenza dei sammarinesi all’estero non doveva essere solo questa».10 L’utilizzo dei censimenti per la rilevazione del flusso migratorio non si presenta molto felice, sia per la sporadicità della rilevazione che per l’informazione fornita, relativa ad una situazione fissata ad un determinato istante; solamente dopo il 1905, con l’istituzione di un ufficio anagrafico-statistico la registrazione del fenomeno può definirsi più attendibile e si può ragionevolmente pensare di essere in presenza di dati più certi.
            Anche a San Marino una fonte a disposizione è data dalle matrici delle richieste del nulla osta per l’espatrio; pur con i limiti (ben conosciuti) del tipo di fonte, tali matrici consentono di osservare la dimensione quantitativa e qualitativa del flusso migratorio. I registri utilizzati per l’emissione dei passaporti erano (dal 1868) del tipo «madre e figlia», nel senso che una parte della pagina veniva staccata e consegnata al richiedente ed una seconda parte rimaneva nel registro.11 La matrice della richiesta riportava le informazioni inerenti alla persona richiedente; in particolare, il cognome e nome, la paternità (talvolta la maternità), il luogo di espatrio, la professione, l’età, i caratteri somatici,12 la validità, la data di rilascio, la firma. In alcuni casi di espatrio dell’intero gruppo familiare, sul fronte della matrice erano riportati i dati del richiedente (capofamiglia) e gli altri membri del nucleo venivano registrati sul retro (sempre in modo molto sommario).

L'analisi delle matrici dei passaporti

Nella ricerca in corso sull’emigrazione sammarinese sono state esaminate tutte le richieste di passaporto recanti come destinazione il continente americano nel periodo 1880-1921; nel complesso, 389 matrici corrispondenti a 675 individui.13 La prassi della registrazione sul retro della richiesta dei componenti il nucleo, limitativa per molti aspetti ai fini analitici, ha consentito la ricostruzione della dimensione e della tipologia dei gruppi. Innanzitutto, possiamo osservare che il movimento migratorio ha interessato per due terzi persone che sono emigrate da sole e per poco meno di un quarto (22 per cento) le famiglie classiche, quelle fino a quattro componenti. In secondo luogo, l’analisi della composizione dei gruppi, da quello più piccolo di due individui a quello più ampio di quattordici, fa emergere la famiglia nucleare quale tipologia di famiglia predominante (43 per cento)14; i nuclei più ampi, composti da due o più famiglie nucleari o in altro modo variamente costituiti sono di poco peso nella rilevazione dell’emigrazione transoceanica. Il nucleo maggiore, come detto, è formato da quattordici persone: alla famiglia dell’intestatario della scheda (composta da capofamiglia, moglie e tre figli) se ne aggiungono altre due, facenti capo ad un fratello ed a una sorella dell’intestatario stesso. L’emigrazione individuale si dimostra crescente nei quarant’anni esaminati: i «soli» sono relativamente pochi fino alla fine dell’Ottocento (2-3 per anno, circa), ma il loro numero si fa rilevante15 tra il 1904 ed il 1914 arrivando a venticinque casi nel 1912 ed a venti nel 1913.

Tav. 4: Dimensione dei nuclei familiari 1880-1921 (valori assoluti e in percentuale)

Ampiezza dei nuclei

n. nuclei
V.A.

n. nuclei
%

n. individui V.A.

n. individui %

1

208

64,8

208

30,8

2

39

12,1

78

11,6

3

13

4,1

39

5,8

4

19

5,9

76

11,3

5

15

4,7

75

11,1

6

13

4,1

90

11,6

7

8

2,5

56

8,3

9

2

0,6

18

2,7

10

1

0,3

10

1,5

11

1

0,3

11

1,6

12

1

0,3

12

1,7

14

1

0,3

14

2,0

Totale

321

100,0

675

100,0

Fonte: Archivio di Stato di San Marino, registri dei passaporti

Il movimento migratorio si connota come un flusso di persone giovani, spesso accompagnate dai figli. Infatti, la distribuzione secondo l'età evidenzia l’importanza delle classi centrali, quelle comprese tra i 20 ed i 35 anni, che raggiungono il 41 per cento del totale dei richiedenti il passaporto (nella classe 20-24 vi è il valore più elevato, 16 per cento); importante è anche la presenza di bambini fino a dieci anni (20 per cento) e ciò conferma il progetto di uno spostamento definitivo, di una emigrazione di tipo familiare. La relazione tra età, sesso e periodo della richiesta fa vedere una certa tendenza unidirezionale di prevalenza dell’età media di un sesso sull’altro a partire dal 1900, cioè da quando si innalzano i valori e diminuisce, pertanto, la variabilità (tav. 5); è opportuno anche segnalare una sproporzione a favore dei maschi nelle classi di età infantili e giovanili ed una tendenza al riequilibrio in quelle più anziane.16

Tav. 5: Età media maschile e femminile nel periodo storico dell’emigrazione 1880-1921

Periodi

Maschi

Femmine

Nel complesso

età media

sqm

Età media

sqm

età media

sqm

1880-1889

28,33

9,29

28,75

15,76

28,46

10,94

1890-1894

25,70

6,07

6,50

11,09

20,21

11,62

1895-1899

21,96

15,73

22,44

13,44

22,11

15,01

1900-1904

29,21

13,32

25,54

14,41

28,38

13,51

1905-1909

23,05

13,20

21,79

12,91

22,67

12,64

1910-1914

24,55

13,48

23,73

17,65

24,43

19,87

1915-1919

23,40

8,32

17,28

11,38

19,83

10,29

1920-1921

29,66

14,60

27,55

14,74

28,89

14,55

Fonte: Archivio di Stato di San Marino, elaborazioni su dati dei registri dei passaporti

Tav. 6: Riepilogo delle destinazioni 1880–1921 (valori assoluti e in percentuale)

Paesi di espatrio

V.A.

V.%

America

120

17,78

Nord America

1

0,15

Stati Uniti

37

5,48

Messico

2

0,30

Sud America

5

0,74

Bolivia

1

0,15

Brasile

270

40,00

Argentina

228

33,78

Cile

1

0,15

Uruguay

10

1,48

Totale

675

100,00

Fonte: Ibidem

La destinazione degli emigranti si deduce dall’indicazione del luogo di espatrio, apposta sulla matrice; l’informazione, talvolta, è dettagliata (il paese, la città), altre volte invece è generica (sovente compare solamente «America»). Le dichiarazioni non avevano un carattere definitivo, forse esprimevano una semplice intenzione, quasi una risposta all’obbligo di indicare comunque una meta finale. Con maggiore frequenza sono indicati i paesi dell’America latina, in particolare Brasile e Argentina (in quel periodo direzioni transatlantiche quasi esclusive). In Brasile, gli stati di Espirito Santo, San Paolo e Minas Gerais sono quelli principalmente citati in quanto sono proprio quelli per i quali la popolazione immigrata costituiva una importante fonte di manodopera per le piantagioni di caffè e per la crescita delle colonie di popolamento. L'Argentina viene generalmente indicata senza ulteriori specificazioni; solo in alcuni casi vi è il riferimento a Buenos Aires. L'Uruguay, come paese estero, non viene mai riportato fra le destinazioni; si trova però indicata la capitale, Montevideo. Il flusso verso il Nord-America si dirige principalmente verso New York, prima tappa di un percorso che poteva trovare in questa città il punto di arrivo o il punto di partenza verso altre località.
            Il forte peso che hanno le indicazioni per il Brasile e per l’Argentina, tre quarti del totale, si riflette sulla relazione tra sesso ed emigrazione; risulta infatti che questi due paesi abbiano assorbito rispettivamente il 35,50 ed il 36,43 per cento del movimento migratorio maschile. Separatamente osservato, il movimento femminile è più marcatamente diretto verso il Brasile (46,31 per cento), conseguenza indubbia del tipo di emigrazione familiare che ha contraddistinto tale paese. Gli espatriati senza famiglia (o «soli») rappresentano una buona parte del totale (circa il 30 per cento) e al loro interno otto su dieci sono maschi (81,37 per cento); tra tutti coloro che si dirigono in Argentina il peso dei «soli» è forte (68,9 per cento), molto di più di quanto riguarda il Brasile (32,9 per cento).
            Uno degli aspetti interessanti che deriva dall’osservazione del movimento migratorio è l’individuazione dell’esistenza di una relazione tra la direzione del flusso ed il periodo storico. Se ciò non comporta eccessive difficoltà per i rilevanti flussi regionali o nazionali dei grandi Paesi europei, queste emergono quando le realtà nazionali sono esigue. Tuttavia, anche nel piccolo, è possibile individuare tre periodi diversi nel movimento sammarinese. Nel ventennio 1880-1900, all’inizio sembra avere un certo peso l’emigrazione verso l'Uruguay e l'Argentina, la quale viene subito sostituita da quella verso il Brasile; i primi anni del Novecento, fino al 1913, riportano il flusso verso l'Argentina; infine l’ultimo periodo che arriva fino al 1921 è segnato, dopo un arresto dovuto al momento bellico, dalla predominanza degli Stati Uniti.
            Questa periodizzazione del movimento migratorio può essere spiegata, oltre che dall’alternanza delle condizioni di volta in volta offerte dai singoli Paesi, anche attraverso il richiamo della «catena migratoria», caratteristica peculiare che si osserva delimitando le aree di partenza in ben definite zone e periodi; a tale riguardo il circoscritto universo di San Marino ben si presta per tale interpretazione.
            Un cenno, infine, alle professioni dichiarate nella richiesta (tav. 7). L’elenco che si deduce dai registri è una esposizione molto riduttiva, in quanto nel 45 per cento dei casi non è dichiarata la professione17; il sesso discrimina ancora, perché la mancata dichiarazione avviene per un terzo nei maschi e per due terzi nelle femmine. L’esame delle richieste di passaporto porta a ritenere che una dichiarazione sufficientemente «attendibile» della professione si abbia per gli espatrianti in età superiore a 15 anni.18

Tav. 7: Condizione professionale degli espatrianti, 1880-1921 (valori assoluti e in percentuale)

Professioni

MF

Maschi

Femmine

  

V.A.

%

V.A.

%

Agricoltore

42

42

14,38

-

-

Bracciante

196

159

54,45

37

45,12

Calzolaio

1

1

0,34

-

-

Colono

17

16

5,48

1

1,22

Commerciante

8

8

2,74

-

-

Contadino

3

3

1,03

-

-

Corista

1

-

-

1

1,22

Cucitrice

1

-

-

1

1,22

Domestico

4

1

0,34

3

3,66

Fabbro ferraio

1

1

0,34

-

-

Falegname

1

1

0,34

-

-

Figlio di famiglia

1

1

0,34

-

-

Fornaio

1

1

0,34

-

-

Legale

1

1

0,34

-

-

Maestro di musica

2

2

0,68

-

-

Massaia

27

-

-

27

32,93

Meccanico

4

4

1,37

-

-

Muratore

5

5

1,71

-

-

Musicante

1

1

0,34

-

-

Negoziante

1

1

0,34

-

4,88

Operaio

13

9

3,08

4

1,62

Perito agrimensore

1

1

0,34

-

-

Picconista

1

1

0,34

-

-

Possidente

29

23

7,88

6

7,32

Sacerdote

1

1

0,34

-

-

Sarto

3

1

0,34

2

2,44

Scalpellino

2

2

0,68

-

-

Studente

2

2

0,68

-

-

Tipografo

4

4

1,37

-

-

Totale professioni

374

292

100,00

82

100,00

Non dichiarata (% sul totale generale)

301

139

32,25

162

66,39

Totale generale

675

431

100,00

244

100,00

Fonte: Ibidem

Considerando ciò, si contano 279 dichiarazioni su 290 maschi di più di 15 anni (96,2 per cento) e 103 su 247 per le femmine di analoga età (41,7 per cento). Tra i maschi spicca il peso notevole dei braccianti (37,15 per cento), seguono poi gli agricoltori (9,81 per cento), i possidenti (5,37 per cento), i coloni (3,74 per cento); analogamente avviene per le femmine, tra le quali le braccianti appaiono per quasi il 15 per cento, seguite dalle massaie (circa l’11 per cento). È quasi superfluo osservare che come in altre realtà, anche per San Marino alcune professioni caratterizzano i maschi ed altre le femmine; è meglio, invece, mettere in evidenza che nel caso dei braccianti le differenze si riducono, per effetto del ruolo che la donna rivestiva nell'ambito della famiglia contadina e nella società del tempo, dove oltre ad essere donna di casa svolgeva anche compiti importanti nella conduzione della attività agricola vera e propria.

 

Note

 

 

*

La «Premessa» e i pararagrafi «Cenni storici e amministrativi», «Il Popolamento del "Titano"» sono stati redatti da M. Reginato. I paragrafi «Il fenomeno migratorio» e «L’analisi delle matrici dei passaporti» da T. Barugola.

1

Si vedano a tale riguardo gli atti delle sedute del Consiglio nei quali era posto all’ordine del giorno anche l’argomento dei sussidi agli emigranti. Ad esempio, nel verbale della seduta del 17 settembre 1895 viene riportata la seguente deliberazione: «Quindi la reggenza espone che molte famiglie emigrano nell’America meridionale, e chiedono sussidi per il viaggio da Rimini a Genova e domanda se il Consiglio crede di sussidiare tutti; la maggioranza approva in senso favorevole. Propone la somma di L. 1500 da distribuirsi con facoltà del Congresso economico agli indicati emigranti». (Archivio di Stato di San Marino, Verbali del Consiglio).

2

A. H. Castiglioni, M. Reginato, 1997, pp. 799-813.

3

Si ritiene che le Giunte di Castello siano nate in seguito al riconoscimento di una certa autonomia ad alcuni piccoli paesi all'interno del territorio della Repubblica, che ha consentito loro di conservare una pur minima identità.

4

Lo statuto è l’atto formale e solenne nel quale vengono racchiusi i principi organizzativi ed istituzionali che regolano la vita politica e giuridica del comune.

5

La superficie riscontrata al momento dell'impianto del catasto, entrato in funzione nel maggio 1954 e tuttora in vigore, è di 61,196 chilometri quadrati. Il catasto precedente (1894) dava una superficie totale di 59,818 chilometri quadrati. Tra le due date si è verificato un guadagno di terra, dovuto allo spostamento progressivo delle acque poste ai confini di San Marino, che ha determinato la superficie attuale.

6

Le rassegne sono organizzate per quartieri urbani ed agglomerati rurali, anche di piccolissime dimensioni (le ville), ai quali ormai è assimilato anche Fiorentino, con esclusione dei tre castelli ex malatestiani di Faetano, Montegiardino e Serravalle.

7

Questa inversione può dipendere dall'aumento degli esclusi dalla rassegna e (oppure) da un crollo demografico legato alla profonda crisi economica in atto, unita alla diffusione delle epidemie che colpiscono tutta la zona dell’Italia centrale.

8

I valori sono abbastanza simili a quelli della popolazione italiana, per la quale l’età media al censimento del 1881 ed al 1999 risultava essere pari a 28,86 e 41,42 anni.

9

Il primo quadernetto contenete la registrazione dei passaporti emessi fin dai primi dell’Ottocento, riporta quasi esclusivamente richieste di espatrio verso lo Stato Pontificio. Il periodo coperto da tale quadernetto va dal 1810 al 1861, ma la località di destinazione appare solo a partire dal 1817.

10

Ufficio Statale di Statistica, Dinamica Demografica ed Evoluzione Sociale nella Repubblica di San Marino, novembre 1975, pag. 13.

11

Attualmente i registri contenenti le matrici delle richieste di passaporto sono conservati presso l’Archivio di Stato della Repubblica di San Marino. Detti registri sono raccolti in libri, numerati secondo l'ordine cronologico della data di rilascio. Fino al 1910 il documento di espatrio veniva concesso a cura della Segreteria Generale per gli Affari Interni e successivamente dalla Segreteria Generale per gli Affari Esteri. Presso il Centro Studi permanente sull’Emigrazione (Museo dell’Emigrante) è disponibile una banca dati che raccoglie tutte le richieste di passaporto presentate dal 1868 al 1960.

12

Statura, capelli, fronte, sopracciglia, occhi, naso, bocca, barba, mento, viso, colorito, segni particolari.

13

È necessario ricordare che il valore complessivo della popolazione dell’epoca è basso (4.000-6.000 soggetti nel periodo 1880-1920) e si riduce ancora se si prende in considerazione la fascia di età 15-64, all’interno della quale avvenivano generalmente i movimenti migratori.

14

Scopo di questo saggio è dare atto di un lavoro in progress, pertanto molte tavole non vengono presentate. Esse saranno però inserite nel lavoro definitivo che seguirà.

15

La rilevanza deve essere naturalmente intesa in funzione della numerosità della popolazione.

16

Si può stabilire quasi un parallelo tra l’emigrazione dei sammarinesi e l’emigrazione dei valdesi, la popolazione di religione protestante stanziata nella Val Pellice, Val Chisone e Val Germanasca, le tre valli piemontesi definite «Valli Valdesi». In questa sede si mette in evidenza che, nell’analisi fatta secondo l’età ed il sesso per i valdesi richiedenti il passaporto, tra i maschi l’andamento dell’età media pare non avere grandi scarti tra fine Ottocento ed inizio Novecento; infatti, oscilla attorno ai 28-29 anni (con la giustificabile punta di circa 39 del periodo della prima guerra mondiale. L’età media femminile è sempre inferiore a quella dei maschi e si mantiene in genere al di sotto dei 27 anni (si veda Bodrero G., 1994-95).

17

Omissione del tutto ovvia se si considera il forte peso dei bambini i quali, al sotto dei 15 anni, sono quasi il 42 per cento del totale.

18

Prima di tale età si ha, infatti un bracciante di 13 anni (su 5 tredicenni), due braccianti ed un possidente di 14 anni (su sette quattordicenni), quattro braccianti, un possidente ed un figlio di famiglia di 15 anni (su 10 quindicenni).

 

 

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