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Sergio Salma, Marcinelle 1956

Madrid, Diabolo Edizioni, 2013, pp. 255, € 15,95

Raccontare una tragedia non è facile. Raccontare la prima, e forse la più mediatizzata, tragedia operaia dell’Europa post-bellica lo è ancora meno.
Marcinelle, ampio quartiere operaio della popolosa città di Charleroi, è diventata negli anni simbolo della difficile situazione degli emigrati e dei minatori in generale. Marcinelle e la sua fatiscente miniera di Bois-du-Cazier, sono ormai entrati nell’immaginario collettivo, vera icona negativa di disastri e sciagure legati al mondo del lavoro. Lunghe stradine fatte di casette basse e ricoperte di fuliggine. Pozzanghere nere e panni bianchi stesi sotto il pallido sole del Belgio. Bambini che giocano a palla per strada, poche macchine, minatori che tornano dal pozzo in bicicletta. Una perfetta scenografia cinematografica che aspetta ancora una degna ricostruzione mediatica.
A raccontare Marcinelle e la sua tragedia dell’otto agosto 1956, ci hanno provato in molti con risultati alterni. Nessuno fino ad oggi aveva avuto però l’idea e il coraggio di tradurre quei momenti di vita quotidiana mista a tragedia assoluta in forma di graphic novel. Sergio Salma, emigrato di seconda generazione, nato e cresciuto a Charleroi, ci ha provato e ci è riuscito pienamente. Il tratto deciso e la storia avvincente calano il personaggio principale, Pietro Bellofiore, nella vita quotidiana dei minatori. Da gennaio ad agosto 1956, la sua vita seguirà la solita routine del lavoro in miniera. Una quotidianità fatta d’incontri, di parole e di assordanti silenzi. Ma durante questi sette mesi Pietro andrà incontro a importanti cambiamenti personali, mutazioni e fluttuazioni inaspettate dell’animo. Pietro diventa così l’archetipo del minatore italiano confrontato non solo al duro e alienante lavoro quotidiano in miniera ma anche alle pressioni della famiglia, dei compaesani, del parroco, senza contare lo scontro con i belgi-padroni così diametralmente diversi e così misteriosamente interessanti. L’incontro casuale con una seducente signora bionda cambierà la sua vita in modo definitivo, salvandolo in modo inaspettato dalla catastrofe.
Da un punto di vista strettamente editoriale, Sergio Salma decide di dividere il lungo racconto corale in sette capitoli, uno per ogni mese fino al giorno della catastrofe mineraria nella quale morirono 262 lavoratori, tra cui 136 italiani.
Simbolicamente, le prime dieci pagine non contengono né testo né dialoghi. Contengono però il seme della storia, il climax storico della vicenda di Marcinelle. Queste prime pagine, molto efficaci dal punto di vista visivo-narrativo, descrivono l’arrivo dei minatori al cambio turno, la preparazione negli spogliatoi, la lunga discesa nel pozzo, il momento della sciagura vista dall’interno della miniera.
Tutti i momenti preparatori e quasi liturgici del lavoro di «fondo», che ogni minatore conosce a memoria e che si ripetono varie volte nel racconto di Sergio Salma sono descritti con molti particolari e coloriture intense. Il rituale quotidiano della preparazione allo scavo minerario viene sottolineato dal surreale silenzio dei personaggi e dei macchinari e dalla scelta drastica di un bianco e nero netto, spesso in controluce. Un nero forte e onnipresente, simbolo non solo del carbone, ma anche del tratto cupo della vicenda storica.
A prima vista, questo flashback introduttivo sembra uno storyboard pronto per l’adattamento cinematografico, il che introduce la complessità narratologica dell’intero racconto.
L’intreccio della vita dei vari personaggi permette a Sergio Salma di toccare in profondità le varie problematiche legate al mondo degli emigrati. Dall’incidente sul lavoro praticamente all’ordine del giorno che ferisce gravemente il compaesano Camillo, al difficile rapporto con la famiglia, sia quella presente in Belgio sia quella rimasta in Italia, al desiderio assoluto di «tirare a campare» seppur sognando di riuscire a comprarsi finalmente una Vespa, che provvidenzialmente gli permetterà di confrontarsi con una giovane belga. Sarà proprio l’incontro dopo la caduta con la vespa che gli aprirà porte inattese e sensazioni nuove. Un incontro-scontro con un mondo che potrà conoscere solo per pochi istanti.
Ci sembra interessante notare come Sergio Salma abbia trovato inspirazione e modelli ai suoi sfondi scenografici da scatti fotografici giornalistici storici dell’epoca. La rappresentazione degli ambienti e dei paesaggi minerari sono effettivamente molto presenti lungo tutto il racconto e rispecchiano fedelmente ciò che è stato. L’autore ha voluto ricreare graficamente ciò che fotografi professionisti come Jeanloup Sieff, Désiré Deleuze, Roger Anthoine o Camille Detraux avevano potuto rappresentare con i loro caratteristici scatti in bianco e nero. La ricerca di veridicità storica dei fatti relativi al disastro di Marcinelle sono al centro delle preoccupazioni dell’autore ed egli stesso lo dichiara nell’appendice documentale che completa l’edizione italiana.
Altra fonte sicuramente consultata dall’autore sono i cinegiornali dell’epoca, unica fonte di riproduzione video della catastrofe, in particolari gli ormai tristemente storici filmati prodotti dall’agenzia di stampa «Belga» e «Pathé». Inoltre, l’autore ha deciso di reinterpretare i famosi manifesti della «battaille du charbon» inserendoli tra ogni capitolo come cerniere narrative. Questa scelta graficamente molto efficace per ricreare l’atmosfera di vera e propria «corsa allo sviluppo industriale» permette di dare un più ampio respiro alle ripetitive vicende quotidiane dei minatori inseriti in un ambiente di lavoro decisamente claustrofobico.
Esistevano già alcuni fumetti ispirati al mondo delle miniere come la serie Benoît Broutchoux, che racconta le vicende di un minatore anarchico sindacalista nel nord della Francia all’inizio del secolo, le sue lotte e la sua figura di eroe popolare delle misere borgate minerarie oppure la serie Pic et Briquet creata direttamente dall’ufficio relazioni pubbliche delle miniere Houillères del Nord Pas-de-Calais e pubblicate nella rivista delle miniere che descrivono le vicende di due coraggiosi minatori di fondo, con particolare attenzione ai temi della sicurezza in miniera. Ultimo esempio che si avvicina, ma solo per alcuni temi, al volume di Sergio Salma sembra la serie ideata da Baru Quequette blues. Beru, anch’egli figlio di padre emigrante italiano, vissuto negli anni sessanta nei sobborghi industriali del nord della Francia riesce a riportare fedelmente la difficile coabitazione tra generazioni e persone da provenienze diverse così come il complesso mondo che girava intorno ai grandi insediamenti industriali del nord della Francia.
Il lavoro di Sergio Salma risulta dunque unico in un panorama fumettistico ampio come quello francofono, che ha sicuramente saputo, nel passato, rappresentare il mondo delle miniere senza tuttavia mai toccare le vicende di Marcinelle. Sergio Salma dipinge con forza e senza compiacimento la realtà assolutamente verosimigliante di una intera generazione di emigrati italiani, confrontati prima di tutto alla loro capacità personale di resistere in un mondo alienante come quello delle miniere del Nord. Raccontare Marcinelle non è stato facile, e lo si intuisce dal tempo di gestazione dell’opera (agosto 1986-giugno 2012) ma Sergio Salma lo ha fatto egregiamente rendendo forza e dignità ad un intera generazione di lavoratori.

Anna Caprarelli
 

 

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