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Simone Battiston, Immigrants Turned Activist. Italians in 1970s Melbourne

Leicester, Troubador, 2012, pp. 147, € 17,14 (£ 14,99)

L’agile volume di Simone Battiston si inserisce in quella corrente di studi con una prospettiva transnazionale che mirano a ricostruire alcuni aspetti della storia degli italiani fuori d’Italia. In questo caso, si tratta dell’esilio a Melbourne, tra gli anni sessanta e settanta del Novecento, di un gruppo di italiani che proiettarono l’esperienza politica vissuta in patria e la rafforzarono, con l’aiuto della comunità del paese di destinazione, delineando e alimentando l’immagine italiana in Australia.

L’indagine su questi attivisti e sui loro legami con il partito comunista italiano rappresenta il contributo più interessante e innovativo di questo libro. Ci sono infatti una serie di studi sul tema dell’immigrazione dal punto di vista etnico, sociale e culturale in Australia, tra cui la raccolta di saggi, a cura di Matteo Pretelli, Gli italiani in Australia: nuovi spunti di riflessione (Studi Emigrazione, xlvi, 176, 2009), ma scarsa è stata l’attenzione finora conferita ai temi della rappresentanza e della partecipazione politica degli immigrati italiani, se si esclude soprattutto la monografia di Bruno Mascitelli e dello stesso Simone Battiston sull’impatto che la recente normativa sul voto per corrispondenza ha avuto sul comportamento elettorale dei cittadini italiani residenti in Australia (The Italian Expatriate Vote in Australia: Democratic Right, Democratic Wrong, or Political Opportunism?, Ballan, Victoria, Connor Court, 2008).

Nei primi tre capitoli di questo studio di Battiston, già autore di precedenti ricerche sulle attività del pci tra gli italo-australiani (si veda per esempio, «La federazione si sviluppa e si consolida: il partito comunista italiano tra gli emigrati italiani in Australia, 1966-1973», Studi Storici, l, 2, 2009), uno spazio particolare è attribuito alla branca australiana dell’Italian Federation of Migrant Workers and Their Families (filef). Questa organizzazione politica, sostenuta dal pci e diffusa in tutto il mondo, ebbe un ruolo significativo e una marcata capacità di coinvolgimento degli immigrati, difendendo i loro diritti e dando prova di un attivismo e un’influenza notevoli negli anni settanta all’interno della comunità italoaustraliana. Attraverso lo studio delle carte e dei programmi di questa organizzazione nonché delle attività dei suoi membri più impegnati, Battiston offre un quadro articolato di quelle che furono le aspirazioni, il potere e i limiti della militanza degli immigrati e delinea il loro tasso di politicizzazione.

Il libro descrive in modo chiaro le origini della mobilitazione degli immigrati secondo le linee dettate dal pci negli anni sessanta, inserendo la nascita della branca australiana della filef, con il suo settimanale bilingue Nuovo Paese, nel contesto delle iniziative del partito per incoraggiare l’inserimento degli immigrati, che avevano lasciato l’Italia nel dopoguerra, nella società di adozione. La filef aveva un carattere progressista e sociale e attrasse persone da varie aree della sinistra: comunisti, socialisti, libertari e ambientalisti. Senza dubbio, in quegli anni, il contributo degli immigrati italiani alla trasformazione sociale dell’Australia urbana, in contemporanea con lo sviluppo dei centri industriali di Sydney e di Melbourne, andò di pari passo con l’incremento della loro politicizzazione. D’altro canto, gli italoaustraliani scontarono purtroppo sulla loro pelle la forte ostilità di cui furono oggetto da parte dei lavoratori e dei manovali locali o di diversa ascendenza nazionale, che percepivano un salario più basso, sia nelle fabbriche, sia nel settore delle costruzioni.

Nel quarto capitolo, l’autore fa un breve passo indietro e analizza il contesto della sinistra italoaustraliana dagli anni quaranta, la costituzione dell’organizzazione anti-fascista Italia Libera e la nascita della Lega Italoaustraliana, che avrebbero condotto alla nascita della federazione indipendente del pci in Australia nel 1971, in pieno clima di guerra fredda. Il quinto capitolo è incentrato sulla figura di Giovanni Sgrò, uno dei principali protagonisti delle tappe della storia dell’immigrazione politica italiana in Australia. Immigrato dalla Calabria nel 1952, fu tra i fondatori della filef e divenne membro del Senato australiano nel 1979, in rappresentanza dell’Australian Labour Party. Il sesto e ultimo capitolo del libro dedica una particolare attenzione al caso del giornalista e attivista Ignazio Salemi, inviato in Australia dal pci nel 1973 per coordinare e organizzare le attività della filef in questo paese. Quattro anni dopo il suo arrivo, Salemi fu deportato in tutta fretta in Italia in base a una decisione del governo australiano, al termine di un’accesa controversia giudiziaria che lo aveva contrapposto al Dipartimento dell’Immigrazione. Su quello che viene chiamato il «caso Salemi» pesò in modo determinante l’aperto sostegno della filef al leader laburista Gough Whitlam, il primo ministro australiano dal 1972 al 1975, che era entrato in contrasto con il governatore generale britannico John Kerr fino al punto da venire destituito e sostituito con l’esponente liberale Malcolm Fraser.

Oltre alle fonti primarie reperite nell’archivio della filef a Melbourne e in quello della Fondazione Antonio Gramsci di Roma, Battiston si è avvalso di una ricca messe di periodici, di testimonianze orali e di un repertorio fotografico che gli hanno consentito di ricostruire fedelmente la vita e l’attività politica degli immigrati. Dalla ricerca deriva una sintesi di facile lettura che getta luce su una dimensione dell’esperienza italiana in Australia che è stata a lungo trascurata dalla storiografia.

Lucia Ducci (University of Massachusetts, Amherst)

 

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