Pensare, raccontare, scrivere l’incontro fra culture diverse. La letteratura della migrazione italiana in Germania

Federica Marzi, Università degli Studi di Trieste, Heinrich-Heine-Universität Düsseldorf

 

Il saggio esamina l’intreccio di letteratura, migrazione e interculturalità attraverso la comparazione di alcuni modelli teorici elaborati nel dibattito contemporaneo internazionale e una serie di testi letterari dell’emigrazione italiana in Germania. Particolare attenzione viene riservata a Franco Biondi e Carmine Gino Chiellino, due autori di origini italiane che scrivono in lingua tedesca, e al poeta bilingue Giuseppe Giambusso. Viene così riletto in chiave critica il dibattito teorico sull’interculturalità e si mostrano le potenzialità della letteratura artistica della migrazione, quale luogo, oggi più che mai strategico, per il ripensamento dei modelli che, nelle società occidentali, descrivono l’incontro con la diversità culturale. Secondo l’A. le scritture letterarie analizzate rappresentano un florido laboratorio di pratiche culturali di contatto, incrocio e intersezione che riflette l’emergere di soggettività e società più larghe e inclusive con forti ripercussioni sul piano estetico. Tutto ciò può contribuire a un radicale ripensamento dei confini del campo di studi letterario.

Une politique d’immigration française «genrée»: le sort des italiennes face au travail, en Isère, dans l’après-guerre

Claire Courtecuisse, Faculté de Droit de Grenoble

 

Nel riprendere l’emigrazione verso la Francia, all’indomani della Seconda guerra mondiale, i migranti italiani sperimentarono un trattamento differenziato in base al genere. L’amministrazione francese, secondo un approccio «familiare» aspirava a rendere la Francia attraente per gli immigrati attraverso l’applicazione di leggi ad hoc e politiche di «genere», nel tentativo di attirare famiglie e nel contempo escludere le donne immigrate dal mercato del lavoro. La circolare n. 18 del 20 gennaio 1947 contemplava la donna straniera solamente all’interno del contesto familiare. Le italiane dovevano registrarsi/presentarsi presso la direzione del dipartimento della popolazione dell’Isère (e non presso la direzione del dipartimento del lavoro). In questa maniera veniva perpetuata la pratica precedente di emettere una «carta d’identità per straniere non-lavoratrici, casalinghe», all’infuori da ogni norma giuridica al fine di confinare le italiane nell’ambito domestico e favorire la crescita della popolazione «europea».

Pratiche e limiti della penetrazione fascista nelle comunità italoamericane: il caso della Scuola Italiana di San Francisco

 

Tommaso Caiazza, Università Ca’ Foscari di Venezia

 

Nel periodo tra le due guerre il consolato italiano a San Francisco si adoperò affinché il doposcuola di lingua italiana, organizzato dalla locale comunità italoamericana nel 1885, diventasse uno dei pilastri della sua «propaganda di italianità». Infatti, tramite il doposcuola, il rappresentante del governo sarebbe potuto entrare in contatto diretto con le famiglie immigrate e con la numerosa seconda generazione italoamericana; questo avrebbe consentito di fascistizzare nel pro-fondo una comunità che si voleva sollecita alle richieste provenienti dal Governo di Roma. Per far sì che il doposcuola della comunità diventasse uno strumento appropriato ai fini propagandistici, il con-solato dovette ricercare la cooperazione dei maggiori attori sociali presenti nel gruppo italiano: i prominenti e gli ambienti cattolici. Il saggio si sofferma su una ricostruzione dettagliata dei rapporti inter-corsi tra la rappresentanza di Roma e i vertici della comunità italoa-mericana, rilevando i momenti di collaborazione e di contrasto che contribuirono al sostanziale fallimento delle ambizioni del consolato.

L’accordo di emigrazione assistita tra Italia e Australia (29 marzo 1951)

 

Fabiana Idini, Università La Sapienza, Roma 

 

Nel secondo dopoguerra la popolazione australiana modificò profondamente la sua composizione. In questo periodo in Australia mentre si cercava di incoraggiare l’immigrazione, con accordi di emigrazione assistita, si iniziarono a temere le conseguenze dell’impatto di una popolazione non British sul territorio. Nel 1952 quando l’Accordo di emigrazione assistita con l’Italia era appena entrato vigore, una crisi economica bloccò i contingenti in partenza. Chi era già in Australia non poté rientrare a causa delle clausole dell’Accordo, e dovette patire mesi di attesa e di disoccupazione nei campi di lavoro. Il saggio analizza i vari passaggi che portarono alla ratifica dell’Accordo e i problemi connessi ai primi tentativi di applicazione dello stesso.

 

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