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Edith Pichler, Junge Italiener zwischen Inklusion und Exklusion. Eine Fallstudie

CPI-Ebner & Spiegel, Berlino, 2010, pp. 207

La pubblicazione Junge Italiener zwischen Inklusion und Exklusion. Eine Fallstudie(Giovani italiani tra inclusione ed esclusione. Un caso di studio) contiene una prima elaborazione e analisi del materiale raccolto nell’ambito di uno studio pilota a carattere qualitativo, commissionato dai Comitati Italiani all’Estero (Com.It.Es) di Hannover, Dortmund, Colonia, Francoforte, Saarbrücken, Stoccarda e Friburgosu iniziativa del Consigliere cgie Tommaso Conte. Si tratta di una relazione intermedia alla quale farà seguito un ulteriore elaborato contenente una analisi più approfondita. La pubblicazione, che contiene un riassunto in italiano, può essere richiesta gratis direttamente ai Com.It.Es committenti.

Quale strumento di rilevazione, è stata adottata la metodologia delle interviste standardizzate rivolte a giovani italiani residenti in Germania che hanno frequentato diverse tipologie di scuola. L’utilizzo di un’indagine di carattere qualitativo, ha permesso all’autrice di illuminare i processi, i meccanismi, le cause e i fattori che portano a determinati risultati i cui effetti vengono a loro volta evidenziati dall’analisi dei dati. Gli esempi di ricerca quantitativa, peraltro non mancano, citiamo a tal proposito i volumi del Beauftragte für Migration, Flüchtlinge und Integration, il ministero responsabile per la migrazione, i rifugiati e l’integrazione (8. Bericht der Beauftragten der Bundesregierung für Migration, Flüchtlinge und Integration über die Lage der Ausländerinnen und Ausländer in Deutschland, Juni 2010). Va sottolineato, però che i risultati statistici e gli studi operati su grandi campioni oltre a rappresentare un’analisi oggettiva degli stessi, plasmano numerose realtà a seconda della chiave di lettura dei dati adottata nei diversi contesti. L’analisi di Pichler non si limita a fornire meri risultati statistici, ma dà una voce e un volto ai ragazzi in quanto soggetti attivi di un processo e non semplici oggetti di un studio metodologico.

Tutti i giovani intervistati sono nati tra il 1978 e il 1993, sono di origine italiana e risiedono in Germania. Gli indicatori stabiliti per la scelta del campione sono: il tipo di scuola, il genere, il milieu familiare e la regione di residenza. Lo studio opera mettendo a confronto biografie scolastiche caratterizzate da successo o insuccesso. Le interviste face to facehanno permesso all’autrice di comprendere quali siano i processi di socializzazione, quali le prassi identitarie, il ruolo dei diversi capitali (sociale, economico e culturale) nei processi di inclusione o di esclusione dei giovani italiani e quali siano le strategie dell’inclusione, al fine di poter descrivere determinate tipologie di questi processi.

Nella prima parte l’autrice evidenzia lo scopo e la metodologia della ricerca: vengono presentate alcune pubblicazioni che hanno per tema la situazione scolastica e formativa di ragazzi con origine straniera e riportati a modelli e tesi della Bildungssoziologie(la sociologia della formazione) svelando i fattori che possono influenzare il loro percorso scolastico. Alcuni modelli riconducono le lacune scolastiche e – più in generale – formative all’appartenenza a un determinato ceto sociale («Gastarbeiter») o alla situazione migratoria; altri le interpretano come un problema scolastico-istituzionale, dato dalle condizioni contestuali e dalla discriminazione istituzionale; altri ancora distinguono tra effetti di natura primaria (socializzazione della famiglia, competenze cognitive, sociali e linguistiche acquisite dai bambini) ed effetti secondari (le scelte scolastiche dei genitori dopo aver preso in considerazione e valutato i costi dell’educazione-formazione, i profitti e la probabilità di successo).

In due seguenti capitoli l’autrice espone diverse teorie che, offrendo degli spunti di riflessione, serviranno come strumenti di analisi nell’elaborazione del materiale empirico: dalle teorie sull’assimilazione, alle nuove definizioni dei concetti di inclusione ed esclusione, fino alle teorie sulle diverse forme di capitale (sociale, economico e culturale) della definizione dell’evolversi dei concetti di milieu e habitus. L’inclusione viene intesa come partecipazione degli individui a sistemi di funzione centrali (istruzione, economia, politica), mentre l’esclusione viene presentata come la mancata possibilità di partecipazione a questi sistemi. Le diverse forme di capitale concorrono infine alla creazione del capitale simbolico: ovvero come si viene percepiti, di quanto prestigio il gruppo sociale in questione o l’individuo stesso gode. Le differenze acquistano, quindi, una nuova dimensione di esclusione simbolica dove l’habitusdiventa la sua rappresentazione estrinseca.

La situazione attuale dei giovani italiani in Germania può essere, secondo Pichler, compresa meglio analizzando lo scenario all’interno del quale si muove l’immigrazione italiana verso la Germania. Per questo l’autrice offre uno spaccato delle trasformazioni a carattere socio-economico avvenute nella comunità italiana negli ultimi quaranta anni. Mentre gli immigrati della prima generazione, attraverso le politiche del reclutamento, erano inclusi nel sistema del welfare, diversa è la situazione per gli immigrati della seconda e terza generazione e per i nuovi arrivati che si trovano confrontati con un mercato del lavoro segmentato, dominato dal terziario e contrassegnato a volte da forme di precarizzazione. Attraverso l’osservazione di queste dinamiche, anche nella comunità italiana di Germania, si possono rilevare dei cambiamenti socio-culturali in direzione di una pluralizzazione dei milieu caratterizzati da diversi stili di vita. I dati statistici confermano, inoltre, che l’emigrazione italiana nelle tipiche regioni d’immigrazione è ormai stabile: circa il cinquanta per cento della popolazione in queste regioni non ha esperienza migratoria propria ma appartiene alla seconda o terza generazione.

Fa seguito un capitolo, in cui viene presentata la situazione scolastica degli alunni italiani in Germania, focalizzata nelle cinque regioni oggetto della ricerca, tipiche dell’emigrazione del lavoro degli anni sessanta e settanta. L’autrice presenta diversi dati statistici e grafici che mettono in luce il profilo e l’andamento scolastico dei giovani italiani. In Germania, paese federale, il sistema scolastico-formativo è di competenza delle Regioni, perciò in alcuni casi si differenzia da Regione a Regione e ciò rende difficile la comparazione dei dati statistici rilevati. Per quanto riguarda i dati sul tasso di italiani presenti nei diversi tipi di scuola si registrano così delle variazioni in base agli indicatori usati, ad esempio nelle regioni della Baviera e del Baden-Württemberg, dove è presente un sistema scolastico selettivo, il tasso di italiani che frequentano le Förderschulen(scuole differenziali) o la Hauptschule(il livello più basso di scuola dell’obbligo) rimane alto. D’altra parte le Hauptschulenin Baviera e nel Baden Württenberg non hanno la stessa funzione di ramo residuo della scuola dell’obbligo come in altre Regioni: scolari che terminano la Hauptschulecon degli ottimi voti hanno acquisito in alcune materie, secondo diverse analisi, delle competenze superiori a quelle dei ragazzi liceali con dei voti modesti di maturità. Se si procede con la comparazione dei dati rilevati negli ultimi venti anni si possono notare comunque dei cambiamenti positivi. Per esempio, il tasso di ragazzi che frequentano la Hauptschuleè sceso dal sessanta per cento all’inizio degli anni novanta al 39 per cento nel 2009, mentre il tasso di alunni nel Gymnasium(liceo) è passato dal 12,7 per cento al 17,9 per cento. Bisogna comunque aggiungere che il numero minore di ragazzi che frequentano la Hauptschuledipende anche dal fatto che in tante Regioni, come descrive l’autrice, la Hauptschuleè stata abolita e unificata con la Realschule(istituti tecnici e professionali)

La seconda parte del libro è dedicata all’analisi del materiale empirico raccolto, e alla presentazione di casi tipici per mezzo di otto interviste elaborate attraverso una griglia interpretativa basata su metodologie e teorie previamente descritte. Un primo capitolo è dedicato alle famiglie degli intervistati e alle informazioni raccolte durante le interviste: il percorso migratorio, milieu di origine e trasformazioni occupazionali, capitale culturale e sociale delle famiglie. In un secondo capitolo viene presentato e analizzato quello che i ragazzi raccontano in riferimento al loro percorso scolastico, alla tipologia delle loro reti sociali e al ruolo che hanno avuto e hanno, le loro strategie di inclusione e identità.

Nelle sue tesi finali, Pichler sottolinea che in un progetto pilota di breve durata non è possibile analizzare le interviste nella loro totalità attraverso un’analisi del contenuto secondo il metodo ermeneutico. Una prima analisi però, permette all’autrice di definire alcuni fattori che possono influenzare le diverse forme d’inclusione o esclusione di giovani italiani in Germania.

Un dato rilevante emerso dalla ricerca è che i giovani provenienti da milieu con alto capitale culturale e simbolico hanno più successo accademico, indipendentemente dal capitale economico della famiglie. Ciò dimostra e conferma, secondo l’autrice, che l’habitusdella famiglia d’origine gioca un ruolo importante nel sistema scolastico tedesco, influenzando il percorso scolastico dei singoli. I risultati del volume ci insegnano che, nonostante il generale «insuccesso» degli anni passati degli italiani immigrati in Germania, è possibile osservare che i giovani italiani affrontano oggi percorsi educativi diversi e non sempre lineari, ma che conducono in numero sempre crescente verso l’Abitur, la maturità tedesca, (ad esempio non frequentano il ginnasio ma arrivano alla maturità attraverso la Realschuleseguita dal Fachabitur, il diploma conseguito presso un istituto superiore di qualificazione professionale), consapevoli che il semplice diploma di Hauptschuledifficilmente li inserirà nel mercato del lavoro. Dalle interviste raccolte l’autrice ipotizza comunque anche possibili processi di cooling-outdovuti in parte alle discriminazioni e aglii stereotipi sugli italiani in Germania così come a retaggi di esperienze negative degli anni passati («Gastarbeiter»), e in parte anche a fattori di provenienza secondari.

Dai percorsi scolastici riportati nelle interviste, l’autrice vede confermati dati empirici secondo i quali negli ultimi anni gli scolari di origine straniera, con esperienza migratoria propria, hanno dei risultati scolastici migliori rispetto agli scolari senza esperienza migratoria e che completano tutto il ciclo scolastico in Germania. Inoltre, proprio il concetto espresso da alcuni dei giovani intervistati, secondo cui il preservare le proprie tradizioni e peculiarità diventa un veicolo per l’inclusione, sia a livello sociale sia lavorativo, in un mondo sempre più globale ed europeo -dove l’esperienza del bilinguismo, ad esempio, aiuta a inserirsi in un mercato del lavoro internazionale -sminuiscono quelle opinioni che vedono nell’abbandono culturale dell’orientamento e dell’identificazione verso il paese di origine il modello di reale ed effettiva integrazione. Attraverso le interviste Pichler evidenzia una diversificazione dei modelli identificatori degli elementi del campione tra coloro che presentano un’identità multipla ovvero ibrida, altri che tendono verso una Selbstethniesierung(auto-etnicizzazione) e coloro che si definiscono europei.

 

Sara Pisano (Berlino-Siena)

 

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