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Mappe in movimento: colonialismo, migrazioni e autorappresentazione nazionale nel cinema italiano

Liliana Ellena, Università degli Studi di Torino

Le traiettorie del colonialismo e delle migrazioni sono state considerate per lungo tempo separatamente, in termini di destinazioni, contesti storici, dinamiche sociali e politiche. Una distanza dettata dalla contrapposizione tra un movimento di conquista imposto dall’alto e uno di dispersione legato a reti familiari e informali, oltre che dalle relazioni con tempi e fasi storiche diverse (Labanca, 2002). In questo quadro il cinema non fa eccezione. Il rapporto tra immagini in movimento e esperienza coloniale è stato generalmente identificato con un ristretto gruppo di film, prevalentemente degli anni trenta, raggruppati attorno all’etichetta di «cinema coloniale» (Brunetta e Gili, 1990). Sull’altro versante, è stata studiata soprattutto la rappresentazione degli emigranti italiani nel cinema dei paesi ospitanti, a cui si è affiancato negli anni più recenti il crescente interesse per il «cinema di migrazione», definizione entrata in uso per indicare un insieme eterogeneo di film, generi e registi che hanno tematizzato l’immigrazione contemporanea in Italia. Un processo di codificazione a cui ha contribuito il diffondersi di festival e rassegne dedicate a questi temi[1].

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