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Javier Grossutti (a cura di), Egidio Feruglio. Patagonia e Terra del Fuoco

Udine, Forum, 2010, pp. 187, € 18.

 

Il volume raccoglie la prima parziale traduzione italiana di una ricerca sulla geomorfologia dell’Argentina, Los sistemas orográficos de la Argentina, di Egidio Feruglio e due saggi, più una breve testimonianza, che illustrano l’opera e la biografia del geografo e geologo friulano, attivo tra Italia e, appunto, Argentina tra gli anni venti e gli anni quaranta del secolo scorso.

Il lavoro di Feruglio, originariamente edito nel 1946, conserva tutt’oggi un valore di consultazione per geografi e specialisti, ed è quindi già di per sé meritorio che il Comune di Tavagnacco abbia deciso di ricordare il suo illustre concittadino (originario della frazione di Feletto Umberto) patrocinandone una versione in italiano, che comprensibilmente ritaglia le parti più attrattive per il lettore nostrano, quelle dedicate alla Patagonia e alla Terra del Fuoco.

Tuttavia il valore del libro, pubblicato tra l’altro in un’edizione pregevole e corredata di illustrazioni e di mappe utili per accompagnare virtualmente Feruglio nel suo viaggio di studio, è decisamente maggiore. Con il lungo saggio «Geografi e geologi italiani nella Patagonia e nella Terra del Fuoco», infatti, il curatore e traduttore dell’opera, Javier Grossutti, ci offre altresì un contributo di rilievo sulla storia dell’emigrazione in Argentina di scienziati italiani e, al contempo, sulla storia degli scambi culturali e scientifici tra Italia e Argentina, esteso a un periodo – gli anni venti e trenta del Novecento – ancora non approfondito a sufficienza dalla storiografia.

Da un lato, infatti, gli studi sul processo di formazione del mondo culturale argentino, che hanno evidenziato il ruolo fondamentale degli intellettuali europei e italiani nel favorire la circolazione di idee tra i rispettivi paesi di origine e il Plata, si sono arrestati in genere alle soglie del Novecento. Dall’altro, disponiamo di vari lavori limitati al caso specifico dell’apporto alla cultura argentina di scienziati e professori universitari ebrei italiani costretti a emigrare oltreoceano dopo la promulgazione delle leggi razziali nel 1938.

Inscrivendo la biografia di Feruglio nella storia lunga dei viaggi scientifici e delle esplorazioni italiane in Patagonia e nella Terra del Fuoco, Grossutti mostra ora come nei decenni tra le due guerre mondiali l’Argentina abbia rappresentato una meta privilegiata per un’emigrazione intellettuale italiana che era provocata in questa fase da un complesso di ragioni professionali e talvolta anche politiche. Nel caso del geografo friulano, infatti, alla mancanza di sbocchi lavorativi adeguati in patria, dovuta nella fattispecie a difficoltà di inserimento accademico stabile (che, notiamo en passant, inducono ad amare riflessioni sul funzionamento di un sistema universitario perennemente alle prese con la «fuga dei cervelli»), si sommò il fattore di espulsione rappresentato dalla dittatura fascista.

Con acribia e sensibilità nell’uso delle fonti, che qui sono in particolare gli archivi privati, e in primis quelli delle famiglie di Feruglio e della moglie, Grossutti analizza innanzitutto gli ambienti in cui lo studioso friulano si formò, la Società Alpina Friulana e l’Istituto di Studi Superiori di Firenze, mettendo in risalto i vincoli intellettuali e umani che lo legavano ai suoi maestri, a cominciare dal geografo Olinto Marinelli, e ai colleghi.

La stima indiscussa di cui Feruglio godeva gli consentì di mettere a frutto al Plata i propri studi. Negli anni venti, infatti, il governo argentino diede avvio a un programma di ricerche geologiche finalizzate a una miglior conoscenza del territorio in vista dello sfruttamento delle riserve petrolifere esistenti nel paese, affidandone la guida a un geologo italiano, Guido Bonarelli, che dapprima, nel 1925, propose l’ingaggio di Feruglio e successivamente richiamò in Argentina altri studiosi connazionali. Sulla tradizione iniziata a metà Ottocento con i viaggi scientifici di Paolo Mantegazza e proseguita ai primi del Novecento da Alberto Maria De Agostini, dunque, si innestò una vera e propria rete migratoria professionale di geografi e geologi italiani che si trasferirono per brevi o lunghi periodi in Argentina nei decenni tra le due guerre.

Feruglio fu nominato responsabile della sezione geologia del giacimento petrolifero di Comodoro Rivadavia, in Patagonia, e si fermò fino al 1928, svolgendo rilevamenti anche nella zona a nordovest del Paese. Dopo un breve soggiorno in Italia, che si rivelò deludente per la mancanza di prospettive di lavoro e ricerca (in Italia all’epoca ancora in pochi pensavano all’individuazione di giacimenti di petrolio), ripartì per l’Argentina e firmò un altro contratto con l’ente petrolifero di Stato. Tra il 1929 e il 1931 prese parte a campagne esplorative che portarono alla scoperta di giacimenti nelle regioni andine del Nord e partecipò anche a una nuova spedizione di De Agostini.

La particolarità dell’esperienza di Feruglio è data dal fatto che se suoi i soggiorni in Argentina negli anni venti furono motivati da interessi scientifici ed esigenze professionali, la decisione dello studioso di tornare per la terza volta oltreoceano nel 1934 fu dovuta a ragioni politiche. L’imposizione del giuramento di fedeltà al fascismo ai professori universitari nel 1931, infatti, lo indusse a rinunciare alla carriera accademica, per non venir meno alle proprie convinzioni antifasciste. A insegnare all’università fu comunque chiamato in Argentina: nel 1940 gli venne offerta la cattedra di Geologia agraria, nonché la direzione dell’Istituto del petrolio, all’Università di Cuyo.

Rientrato definitivamente in Italia nel 1948, Feruglio lasciò oltreoceano un’eredità di studi e ricerche, sulla cui rilevanza scientifica e importanza per lo sviluppo della geologia argentina, si sofferma il saggio di Darío César Sánchez, il quale sottolinea inoltre come la partecipazione del geologo all’attività di istituzioni come la Sociedad Argentina de Estudios Geográficos e la rete di relazioni che intrecciò con i colleghi abbiano costituito altri canali fondamentali di scambio tra il mondo scientifico italiano e quello argentino.

 

Federica Bertagna

 

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