Narrazioni postcoloniali: il caso italiano

Daniele Comberiati, Free University, Brussels

 

Alla luce delle scritture (o ri-scritture) delle scrittrici e degli scrittori migranti e post-coloniali, il concetto di letteratura nazionale viene messo in discussione dall’interno e riformulato. L’articolo non propone limiti, né metodologici né teorici né cronologici, nello studio di tale branca della letteratura contemporanea, ma prova a tirare le somme dei diversi approcci che si intersecano. Le narrazioni di Cristina Ubax Ali Farah, Ornela Vorpsi, Anilda Ibrahimi, Maria Abebù Viarengo e Amara Lakhous, tra gli altri, mostrano la difficoltà di definire gli scrittori migranti alla luce del semplice assioma «nazione/lingua/letteratura». Ciò che oggi si sta mettendo in moto è una radicale trasformazione delle letterature nazionali che, attraverso le sollecitazioni degli scrittori migranti e postcoloniali, tendono a ridefinirsi, così come si ridefinisce, a livello sociale politico e geografico, un mondo circostante caratterizzato dalle migrazioni.

L’architettura coloniale italiana in Libia tra classicismo, funzionalismo e mediterraneità

Giovanna D’Amia, Politecnico di Milano

 

Il saggio propone un riesame dell’architettura coloniale italiana in Libia evidenziando, accanto alla consueta esportazione di valori e modelli dei colonizzatori nei territori colonizzati, un movimento contrario, dove la conoscenza della tradizione costruttiva locale influenza la ricerca architettonica della madrepatria, contribuendo alla costruzione di un’idea di mediterraneità destinata a influenzare la ricerca della giovane generazione razionalista. In questa linea si collocano Carlo Enrico Rava e soprattutto Giovanni Pellegrini, che inaugura una reinterpretazione in chiave funzionalista di soluzioni e motivi esperiti nel contesto tripolitano, mentre – con il suo Manifesto dell’architettura coloniale (1936) e con le opere realizzate nelle città e nei villaggi rurali delle province libiche – contribuisce a scardinare la stessa legittimità di un’architettura coloniale in quanto tale, a favore di una disponibilità all’ascolto, caso per caso, delle culture e delle tradizioni locali.

Il Lapis Rosso. Storie di italiani negli schedari della polizia politica, São Paulo 1924-1945

Fulvia Zega, AREIA Audioarchivio delle migrazioni tra Europa e America

 

In Brasile, tra il 1930 e il 1945, si assiste alla diffusione di un sentimento di diffidenza nei confronti dell’elemento straniero che, a partire dal 1938, si concretizza con l’emanazione di un corpus di norme, conosciute come leggi di nazionalizzazione, finalizzate a regolare la condotta degli immigrati e dei loro discendenti. In questo contesto, la collettività italiana fu sottoposta a restrizioni e controlli da parte della polizia politica che, a partire dal 1942, si concentrarono su quei segmenti della comunità accusati di propagandare il fascismo italiano all’interno del paese. Questo saggio analizza un aspetto specifico della politica giudiziaria messa in atto dal Governo di Getúlio Vargas, ovvero i meccanismi di controllo e repressione adottati dal Departamento Estatual de Ordem Política e Social do Estado de São Paulo (deops), tra il 1938 ed il 1945, utilizzando alcuni avvenimenti occorsi all’interno della collettività italiana come esplicativi di tali pratiche.

Italiani in Brasile: bilancio degli studi e nuovi percorsi di ricerca

Vittorio Cappelli, Università della Calabria

 

L’autore ripercorre l’evoluzione degli studi sulla storia dell’emigrazione italiana in Brasile, contestualizzando storicamente inibizioni, condizionamenti e sviluppi delle indagini, nel corso del xx secolo, sia sul versante brasiliano che su quello italiano. Nella prima metà del Novecento si individuano gli elementi politici e culturali che impedirono, sia in Italia che in Brasile, l’avvio di una consapevole presa di coscienza del processo migratorio e delle sue implicazioni. Nell’ultimo trentennio invece, quando l’Italia diviene Paese d’immigrazione, si apre una fertile stagione di studi, che si è arricchita qualitativamente e quantitativamente portando la storiografia e la cultura italiane a rivisitare la lunga storia migratoria del Paese come elemento costitutivo della identità italiana. In questo quadro, l’autore esamina gli sviluppi e le evoluzioni più recenti degli studi relativi all’immigrazione italiana in Brasile, segnalandone le novità tematiche e metodologiche, nonché la ricchezza e la complessità delle acquisizioni e dei risultati

Arte e intercultura: l’Italian-American Visual Artists’ Network (Iavanet)

 

Paola Melone, Università degli Studi del Molise

 

Il presente articolo analizza il caso di studio dell’organizzazione Iavanet – Italian American Visual Artists’ Network – come una pratica interculturale che, con un linguaggio artistico specifico, non solo fa emergere la trasformazione dell’immagine dell’italoamericano da criminale, incivile e mafioso ad artista, ma anche la stratificazione di patrimoni culturali diversi, accumulati nel corso della storia italiana e americana. Attraverso gli interventi degli artisti di Iavanet ad una tavola rotonda del Calandra Institute di New York, e un’intervista effettuata a Richard Laurenzi, il fondatore dell’organizzazione in oggetto, si mostra come Iavanet proponga un’immagine socialmente desiderabile dell’italoamericano e del suo patrimonio culturale d’origine, storicamente minato da stereotipi e pregiudizi razziali, in particolare attribuiti all’Italia del Sud. 

 

Privacy Policy

Centro Altreitalie, Globus et Locus - Via Principe Amedeo 34 - 10123 Torino (Italy) Tel. +39 011 6688200 E. redazione@altreitalie.it - info@globusetlocus.org