Carrello (Articoli 0)

Cerca fra i titoli delle nostre edizioni

Diminuisci dimensioni testoAumenta dimensioni testo Bookmark and Share

Simone M. Varisco, La follia del partire, la follia del restare. Il disagio mentale nell’emigrazione italiana in Australia alla fine dell’Ottocento

Roma, Editrice Tau, 2016, pp. 94, € 10.

 

Nella collana «Testimonianze e esperienze delle migrazioni», per conto della Fondazione Migrantes, lo storico e saggista Simone M. Varisco ha pubblicato un interessante volume sul disagio mentale dell’emigrato italiano in Australia alla fine dell’Ottocento. Il tema del disturbo psicologico e psichico rientra a pieno titolo nel corollario delle problematiche dell’emigrazione e fa da sfondo a quella parte della letteratura che reso oggetto d’indagine la sofferenza dell’emigrato, dovuta al distacco dalla famiglia, allo sradicamento dal contesto socio-culturale di riferimento nonché al difficile inserimento nel paese d’adozione. Il tema della follia e della cura dei disturbi della mente tra gli emigrati rimane, tuttavia, un argomento ancora poco conosciuto e scarsamente studiato. 

La follia del partire, la follia del restare ci accompagna all’interno di questa realtà segnata dalla malattia mentale, o meglio ha il merito di aiutarci ad «affrontare un viaggio doloroso e appassionante nella memoria prima che nella storia» (p. 19). Entriamo così nei pensieri e nelle confessioni di quegli italiani che furono «vinti dal dolore» e che si ritrovarono «col il corpo in Australia, il cuore in patria e la mente in viaggio» (p. 19). Nel ricostruire queste biografie segnate dal disagio mentale, Varisco adotta una prospettiva storica che tiene conto sia dell’innegabile valore offerto dalle fonti primarie, in primis le lettere spedite e ricevute dagli emigrati e i registri dei pazienti dei vari ospedali psichiatrici, sia del limite di analisi e di interpretazione imposto dalle fonti stesse. 

Il volume si snoda in sette sezioni che rievocano le vicende di uomini, donne e nuclei familiari vissuti tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, quando la presenza italiana in Australia contava emigrati in gran parte provenienti dall’Italia settentrionale e dal Canton Ticino in Svizzera. Gli italiani erano impiegati principalmente come braccianti agricoli, nelle miniere o nel piccolo commercio. Alle dure condizioni di lavoro si abbinava il difficile inserimento nella società australiana che portava a uno «sconvolgimento culturale e psicologico continuo» (p. 38). Quest’ultimo era da addebitare a definiti modelli di discriminazione e di assimilazione linguistica e culturale nei confronti di popolazioni indigene e minoranze etniche nonché a processi diffusi di alienazione. Nella gerarchia sociale australiana, gli italiani erano collocati agli ultimi posti e, in quanto tali, risultavano maggiormente soggetti a raggiri e a forme di sfruttamento. Chi si trovava indebitato, abbandonato dagli affetti familiari e senza il conforto di una reta sociale e religiosa era a rischio di disturbi emotivi, fisici e mentali. 

Le tranches de vie di fine Ottocento descritte da Varisco fanno luce su quegli aspetti dell’esperienza migratoria italiana che vedevano il diffondersi di un profondo e lacerante senso di sradicamento e di estraneità che portava non di rado alla «melancholia» (p. 57), a depressioni e psicosi nonché, in alcuni casi, a perdere completamente «i sentimenti» (p. 49). Ecco quindi il caso paradigmatico di Maria Panizza, poco più che trentenne, originaria di Tirano nel Canton Ticino. A due anni dall’arrivo in Australia e a un anno dalla nascita del figlio, venne prima ricoverata in un ospedale psichiatrico come «lunatica» (p. 70) e a breve dimessa, per poi essere internata definitivamente nel 1880 in una struttura di Kew (un quartiere a est di Melbourne) perché affetta da «melancholia» (p. 69). A causa del mancato miglioramento delle sue condizioni mentali, Maria fu trasferita in un altro ospedale dove morì all’età di 74 anni. Subì il destino di molti altri internati italiani e ticinesi non essendo mai più rientrata in patria.  

La brevità e la limitata angolatura prospettica del volume non deve trarre in inganno poiché gli spaccati di vita offrono riflessioni importanti e stimoli utili per una maggiore attenzione nei confronti del più generale tema del disagio mentale nell’esperienza migratoria. 

Simone Battiston
(Swinburne University of Technology )

 

 

 

Privacy Policy

Centro Altreitalie, Globus et Locus - Via Principe Amedeo 34 - 10123 Torino (Italy) Tel. +39 011 6688200 E. redazione@altreitalie.it - info@globusetlocus.org