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Mamme di Cervelli in Fuga, intervista a Brunella Rallo

Maddalena Tirabassi

 

Brunella Rallo, sociologa di Napoli, madre di due expat, è la fondatrice del blog “Mamme di Cervelli in Fuga, il blog delle mamme e delle famiglie dei nuovi expat” (http://www.mammedicervellinfuga.com/). Il blog è abbastanza articolato, immagino che ci lavorino diverse persone.

Io sono la fondatrice e autrice del blog; tutti i post in «Cassetta degli attrezzi» sono scritti da me e raccontano episodi di vita vissuta in prima persona (o racconti di amiche); i post in «Trasferte e consigli» anche sono scritti da me (tranne quelli con nickname); le lettere in «Cuore di mamma e papà» sono scritte da nostri followers. Il blog è sviluppato in collaborazione con Graficamente S.l. – una società italiana di marketing e comunicazione – che ha messo a disposizione del progetto una giovane disegnatrice (sono sue le vignette) e una giovane esperta di comunicazione e web management.

 

Non è un blog rivendicativo, né nostalgico, né di servizio, né informativo anche se ci si trovano tutti questi elementi. Ma è l’ironia che trionfa, non solo nelle divertenti vignette pubblicate regolarmente nel blog, ma anche nelle numerose «lettere» e post. Viene da chiedersi se le mamme italiane comincino finalmente a trovare gli spazi per smantellare lo stereotipo che le perseguita da quasi un secolo. (A questo proposito c’è un gruppo di ricerca internazionale che ci lavora da alcuni anni (https://lamammaitaliana.wordpress.com/tag/italian-diaspora/). Nel vostro blog serpeggia un po’ del senso dell’umorismo di Elasti nel D di «la Repubblica», o della Chiara di «Una mamma imperfetta» della rai, vi siete rifatte al loro modello?

No, piuttosto direi che quando ho iniziato a progettare il blog avevo in mente i fumetti di Claire Bretecher e proprio per questo cerchiamo di pubblicare sempre una vignetta.

Credits: http://www.mammedicervellinfuga.com

 

Noi storici abbiamo sempre sottolineato come le migrazioni coinvolgessero ben più persone di quelle che partivano e oggi le nuove tecnologie, nella fattispecie il vostro blog, ci consentono di avere infinite testimonianze dirette anche da parte di chi resta. Ma procediamo con ordine, quando nasce il blog, perché, chi ci lavora, come è organizzato?

Il blog è nato nell’estate del 2016, ma è stato lanciato operativamente in rete i primi di settembre. Nasce, da un lato, dalla mia esigenza personale di affiancare l’attività professionale a qualcosa che fosse, allo stesso tempo, più intimo e più collettivo. Dall’altro lato, nasce dalla continuità di rapporti con le mie amiche con cui, da giovani, facevamo rete attraverso confidenze e consigli tra mamme alle prime armi e, con cui, da qualche anno «spettegoliamo», da mamme adulte con figli grandi all’estero o comunque lontani da casa. Era da un po’ che mi domandavo se le mamme di cervelli in fuga fossero un gruppo particolare, forse neanche tanto piccolo, e se valeva la pena esplorare se, al di là delle mie amiche, c’erano altre mamme, per esempio in rete ma… non le ho trovate e quindi ho sviluppato l’idea di creare un blog dedicato a noi mamme a distanza e mi sono lanciata nel progetto. Il sito è organizzato in tre aree principali:

«La cassetta degli attrezzi» è la rubrica principale del blog dedicata a tutte le donne che non hanno ancora trovato gli attrezzi giusti per vivere – in serenità – la condizione di mamme di cervelli in fuga. Storie, aneddoti, emozioni e riflessioni e soprattutto tanta ironia (sia nei testi che nelle vignette) per la quotidianità e il futuro delle mamme di cervelli in fuga. Una cassetta da consegnare anche a quelle donne che, ancora non lo sanno, ma potrebbero essere le prossime mamme di cervelli in fuga.

«Trasferte e consigli» è la rubrica di aiuto pratico e di eventuali progetti comuni ed è dedicata ad accogliere richieste e testimonianze specificamente legate al tema del viaggio e della trasferta delle mamme dei cervelli in fuga «nell’altro mondo». In questa rubrica si trovano anche consigli pratici per mamme ancora inesperte o dubbiose: dal come spedire un pacco, alla scelta della telefonia internazionale migliore e altri.

«Cuore di mamma e papà» pubblica racconti e liberi pensieri di quei genitori che preferiscono avvicinarci via mail. Gli articoli sono pubblicati anche sotto pseudonimo per garantire la privacy di mamme, papà… e dei figli.

 

Qual è secondo voi la tipologia della mamma dell’expat? 

Ci sono diverse tipologie che ora ti descrivo, però queste tipologie rappresentano anche le alterne fasi che le mamme attraversano nel tempo, o anche nell’arco di una sola giornata, e sempre con una commistione di orgoglio e nostalgia:

– le stalker (o almeno cosi sono interpretate dai figli): non solo fanno un uso intensivo dei mezzi di comunicazione (inviano contemporaneamente una mail, un sms, un messaggio via Facebook, un altro via WhatsApp e, dopo un tentativo su Skype, fanno anche una telefonata), ma sono iperdocumentate su ciò che accade nella città dove risiede il suo expat. C’è una mamma, per esempio, che quasi ogni settimana invia al figlio a Los Angeles la programmazione dei cinema e teatri di tutta la contea; 

– le lamentose, ecco le mamme mai contente, si lamentano di tutto e di tutti; non condividono le scelte dei figli, non trovano nulla di gradevole o interessante dei luoghi dove i figli abitano, spesso non parlano nessuna lingua straniera e vorrebbero solo e unicamente che i figli tornassero a casa quanto prima e per sempre;

– le filosofe, sono le mamme che si sono rassegnate alla distanza e se ne fanno una ragione non tanto perché «l’economia non tira» – «qui non c’è lavoro» ma perché è giusto che i figli volino liberi e che costruiscano il proprio nido fuori da quello materno;

– le sprint o le mamme manager, quelle che lavorano 20 ore al giorno e sono sempre in giro; una di queste ancora si dispera pensando alla volta in cui mentre sua figlia atterrava in Italia, lei decollava alla volta della Scozia (si sono riviste a casa 4 giorni dopo ma, intanto, avevano perso quattro giorni insieme).

Poi ci sono mamme più coraggiose di altre, ad esempio quelle che non incontrano i figli per anni (troppa distanza, troppo lungo e costoso il viaggio); coraggiose anche quelle mamme che in età avanzata, imparano una lingua straniera o l’uso del computer per comunicare casomai con i nipotini; coraggiose, infine, quelle mamme che, pur tra mille difficoltà economiche in famiglia, contribuiscono al mantenimento di un figlio «fuorisede» affinché possa cogliere nuove opportunità.

 

Dalle nostre ricerche è emerso che in molti sono partiti grazie al sostegno di mamme che hanno incoraggiato i figli ad andare all’estero per studiare, apprendere nuove lingue ecc. Vi risulta?

Si, moltissime famiglie hanno sostenuto e molte sostengono ancora i figli all’estero, o in un’altra città italiana. Le modalità di questo sostegno variano sia in funzione della disponibilità finanziaria della famiglia, sia in funzione delle necessità del giovane ossia dello stipendio/borsa di studio che riceve all’estero. 

 

Come cambia la vita delle mamme con figli all’estero? Più viaggi per andare a trovarli o in vacanza? Progetti di trasferirsi all’estero dopo la pensione...

La nostra vita cambia principalmente in casa: «sindrome del nido vuoto», ma anche più tempo per noi stesse, per i mariti o compagni, per gli altri figli che ancora non hanno spiccato il volo. Cambio nella destinazione delle stanze o «sacrario» nella stanza del figlio? Le mamme non sono tutte uguali, hanno sentimenti piuttosto omogeni, ma poi i singoli comportamenti e le reazioni sono molto variabili.

Viaggi? Si certo: ci sono le mamme «on call», specialmente quelle che hanno figli a distanza ragionevole e se ci sono di nipoti; queste poverette volano in continuazione per andare a fare le accuditrici o le babysitter e, il più delle volte, tornano infuriate e stanchissime. Ci sono quelle che si definiscono «una mamma per l’estate» nel senso che incontrano i figli in Italia per le vacanze estive. Ci sono quelle che «usano» i figli come evasione da ricorrenze o routine familiari (quest’anno Natale lo passiamo da voi…). E poi, non dimentichiamolo, ci sono le mamme che non possono permettersi il costo o l’eccessiva durata di un viaggio e che incontrano con i figli molto, direi troppo, raramente. Infine, vorrei aggiungere che ci sono anche figli e figlie che regalano il viaggio alle mamme.

All’estero dopo la pensione? Abbiamo pronto un post che presto pubblicheremo e così potremo verificare le reazioni. Personalmente ti dico sì ma solo in una casa di riposo.

 

Come è stata vissuta la Brexit?

Non so darti una risposta precisa; abbiamo postato un articolo sulla nostra pagina Facebook, ma probabilmente è ancora prematuro parlare sia di allarmi che di «scampato pericolo», ammesso che per le mamme lo «scampato pericolo» sia inteso come possibilità che i figli restino Oltremanica. 

Che influenza hanno avuto sulle migrazioni gli sbalzi dei cambi di valuta?

Qui posso dirti la mia esperienza personale: gli anni  tra il 2008 e il 2013 in cui il più grande dei miei figli era già da tempo negli Stati Uniti e la seconda si era da poco trasferita, sono stati una pacchia: il cambio euro-dollaro oscillava tra 1.35 e 1.50 e questo ha significato diverse cose: l’aiutino economico (in euro) che ogni tanto inviavamo ai ragazzi, per loro valeva molto di più una volta convertito in dollari; quando andavamo a trovarli potevamo regalarci anche due o tre ristoranti in più; era conveniente fare shopping per noi e per i ragazzi. E, del resto, ricordo ancora che, in aereo, i viaggiatori di ritorno in Europa, erano stracarichi di pacchi e bustoni dei grandi department store americani. Questo vuol dire che per alcuni anni, i cervelli in fuga, italiani ed europei, espatriati negli Stati Uniti hanno contribuito all’economia di quel paese attraverso l’aumento dei loro consumi.

 

Vi risultano casi di expat i cui genitori hanno acquistato case all’estero?

 Si ne conosco più di uno che ha contribuito all’acquisto dell’appartamento all’estero.  Tutto dipende dal mercato immobiliare locale: con la stessa cifra messa a disposizione dalla famiglia è possibile contribuire all’acquisto un piccolo bilocale nella periferia londinese oppure una house a due piani e con giardino nel Midwest.

Parecchi genitori poi hanno contribuito all’acquisto di una casa in Italia e la considerano un po’ il loro pied-à-terre, ma i figli, pur grati, non ne sono felicissimi.

 

Come è essere nonni a distanza?

Se devo usare un solo termine, direi «spinoso». Noi abbiamo due nipotine (di 4 e  di 1 anno) che vivono a Boston; le incontriamo mediamente due volte l’anno, in Italia o negli Stati Uniti, ma le vediamo regolarmente su Skype tutti i weeken La piccola, da poco ha imparato a riconoscere noi nonni sullo schermo e, ovviamente, cerca di afferrarci con le manine sudice e tu… tu vorresti solo bucare lo schermo e stringere quelle manine. La grande ormai ha maturato una «lunga» esperienza di relazioni a distanza: giochiamo su skype con le bambole (le mie e le sue), leggiamo libri (lei ha l’edizione in inglese, io quella in italiano), cantiamo canzoni e raccontiamo fatterelli (nonna «ontami» la storia di quella volta che …) e adora venire al mare con i nonni.

Skype rende tutto più normale perché riesci a seguire la crescita dei nipoti; certo non è come averli nell’appartamento a fianco, ma almeno li vedi e loro vedono te e così, quando finalmente siamo fisicamente insieme, i nonni lontani non sono degli estranei; e questo vale moltissimo. (Presto un post sui nonni sarà on line).

 

Non è detto che le mamme che hanno iniziato a usare Skype siano frequentatrici abituali dei social media, si può affermare che la vostra audience sia costituita da una fascia privilegiata? Quanto pensate sia rappresentativa delle mamme dei glo(bal)migrants?

Sicuramente la capacità di utilizzo della tecnologia seleziona automaticamente il pubblico e, in questo senso, la nostra audience è costituita da una fascia privilegiata. Inoltre, in questi pochi mesi abbiamo notato che c’è una disparità numerica tra i followers e gli «attivisti», nel senso che la maggior parte delle mamme e dei papà, pur seguendo con assiduità il blog, è poco incline a pubblicare e, quando pubblica, preferisce utilizzare uno pseudonimo. Da conversazioni avute, ho maturato l’idea che i genitori, da un lato non sono abituati a utilizzare i social come forma di autoespressione, dall’altro preferiscono non mettere online la propria vita e quella dei loro figli.  Per questi motivi, e per ampliare la rappresentatività del mondo italiano delle famiglie a distanza (nel senso di raggiungere anche quelle famiglie che per età o per cultura sono ai margini della tecnologia 2.0), presto avvieremo una campagna di interviste che consentirà di raccogliere voci di mamme che altrimenti resterebbero silenziose.

 

Tenuto conto del fatto che il vostro blog è nato da pochi mesi, quanti followers/contatti avete avuto finora e quante testimonianze avete raccolto? 

Abbiamo circa 1000 utenti tra seguaci del sito, della Fan Page di Facebook e dell’account Twitter, mentre riceviamo in media una o due lettere a settimana.

 

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