Diminuisci dimensioni testoAumenta dimensioni testo Bookmark and Share

Luigi Bonaffini e Joseph Perricone (eds.), Poets of the Italian Diaspora. A Bilingual Anthology

New York, Fordham University Press, 2014, pp. 1532, $45.

Una grande impresa editoriale come quella apprestata dalla Fordham University di New York, con la collaborazione di numerosi studiosi, viene a garantire la conoscenza di un continente letterario pressoché sommerso. Stiamo parlando dell’imponente antologia intestata a Poets of Italian Diaspora per le cure di Luigi Bonaffini (Brooklyn College) e di Joseph Perricone (Fordham University), spessa oltre 1500 pagine e comprensiva di oltre 80 autori di origine italiana immigrati nei cinque continenti.

La mappatura copre tutte le regioni italiane (con singole introduzioni alle sezioni e agli autori) e la prima sorpresa sembrerebbe quella di ritrovare nomi originari del nord Italia, quando si sa che il grosso dell’emigrazione italiana è stata fornita soprattutto dal Sud. La fanno da padroni, infatti, Sicilia, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Lucania, queste ultime con in testa il garganico Joseph Tusiani. In realtà, l’Italia povera tra ‘800 e ‘900, e poi quella disastrata dopo la Seconda guerra mondiale costrinse ad uscire dai suoi confini contingenti più o meno massicci di tutte le latitudini, facendoli spostare secondo gli itinerari tracciati per lo più dalle cosiddette «catene migratorie» o seguendo le necessità più varie, dal lavoro alla persecuzione politica.

Un’antologia come questa non fa che essere lo specchio di un grande fenomeno storico, anzi vi si avvita strettamente dal momento che l’espressione letteraria, e in particolare quella poetica, veicola un’estesa gamma di reazioni emotive, di aspirazioni, di promesse mancate, di tentativi di ritorno, di laceranti nostalgie, di difficili integrazioni e ancor più di rari esempi di elaborazione produttiva dell’esperienza dello spostamento o dello strappo. Come scrive Sante Matteo nella sua introduzione, il libro si presenta come un viaggio di Ulisse capace di toccare uno dopo l’altro i vari paesi (qui in ordine alfabetico, dall’Argentina al Venezuela), con l’opportunità di giustapporre il punto di partenza e quello d’arrivo in funzione di una visione per dir così stereoscopica. Questo perché chi è emigrato ha potuto confrontare oltre che due geografie anche due visioni del mondo, acquisendo un secondo occhio e cogliendo le differenze come le somiglianze.

Conseguenza di tutto questo è stata la dissoluzione del concetto nazionalistico di italianità e l’assunzione di un piano planetario di interrelazioni, in cui gli emigrati di origine italiana hanno portato un loro contributo aggiungendo un pezzo di psicologia sofferente di fronte alle complesse manifestazioni di una civiltà in trasformazione. Nel libro sono rappresentate tutte le generazioni, da quelle nate a fine ‘800 agli attuali under 40, con un ventaglio di percorsi che attraversano un secolo decisivo per capire ancor di più che l’umanità è una, pur nella estrema molteplicità delle vicende e dei destini. In Argentina così incontriamo un girovago Dino Campana, approdato alle meraviglie della pampa e attratto dal mondo del lunfardo (il gergo dei malavitosi), oppure un Severino Di Giovanni sedotto dall’anarchia e morto a trent’anni dopo aver scritto un inno alla dinamite. Più a nord, entriamo negli Stati Uniti con il contingente più nutrito di autori e di pagine: qui Peter Carravetta documenta con un denso saggio il traguardo di quelli che qualche tempo fa erano chiamati «poeti italo-americani» e che oggi superano senz’altro questo limite quando si chiamano il già citato Tusiani, Giose Rimanelli, Alfredo De Palchi, Luigi Fontanella, Paolo Valesio.

Una sorpresa è il dialetto. Resiste soprattutto in due aree completamente antitetiche, come l’Istria (compresa nella sezione di Croazia e Slovenia) e l’Australia. La prima ha subìto le drammatiche vicende dell’ultima guerra, le lacerazioni dell’esilio, la difficile ricerca di una nuova casa. È una regione culturalmente viva, che già all’indomani del ’45 seppe elaborare un suo distinto «racconto» della realtà e seppe, attraverso l’esempio di Eros Sequi, Lucifero Martini, Sergio Turconi ed altri, aprirsi alla modernità più audace testimoniata da riviste come La Battanae Panorama. Non ne restò intimorito il dialetto, anzi i dialetti dell’area fiumana e istriana, con Eligio Zanini, Anita Forlani, Adelia Biasiol e Loredana Bogliun.

Sergio D’Amaro

 

 
 

Privacy Policy

Centro Altreitalie, Globus et Locus - Via Principe Amedeo 34 - 10123 Torino (Italy) Tel. +39 011 6688200 E. redazione@altreitalie.it - info@globusetlocus.org