Diminuisci dimensioni testoAumenta dimensioni testo Bookmark and Share

Silvia Cassamagnaghi, Operazione Spose di guerra. Storie d’amore e d’emigrazione

Milano, Feltrinelli, 2014, pp. 330, € 24.

La Seconda guerra mondiale, con il passaggio di truppe straniere su vari territori europei, ha dato origine, tra i fenomeni più diversi, anche all’incontro fra soldati d’occupazione e donne native che a volte sfociava in un desiderio di matrimonio. Era, tuttavia, un desiderio particolare perché non poteva rimanere circoscritto ai diretti interessati e magari alle loro famiglie e ai loro amici, ma doveva essere vagliato da istituzioni che si sentivano in diritto e dovere, nel frangente di guerra, di controllare la vita intima dei soggetti in questione. Così gerarchie militari, prefetture locali, legislazioni matrimoniali dei diversi paesi di provenienza, chiese dell’uno e dell’altro soggetto, famiglie, comunità, culture, ognuno di questi campi entrava prepotentemente nell’esito finale di una storia che forse d’amore, o forse no, avrebbe dovuto condurre a un matrimonio. Con questo libro Silvia Cassamagnaghi pone l’attenzione su un fenomeno che ha coinvolto circa 10.000 donne italiane (p. 25), emigrate con il proprio coniuge americano negli Stati Uniti, e che rimane ancora poco esplorato.

L’autrice disseziona il fenomeno delle «spose di guerra» – reale, auspicato, proposto, tentato, fallito o realizzato – nelle sue varie componenti, che poi con studi approfonditi colloca negli ambiti di appartenenza. Così, nello spiegarci i permessi che il soldato statunitense doveva ottenere per potersi sposare con una ragazza di un paese occupato, Cassamagnaghi ci fa entrare nei meandri della burocrazia americana. Ci spiega le logiche, i valori – nazionalistici, ma anche d’efficienza militare, di preoccupazione per le esigenze «naturali» dei soldati, di necessario compromesso col nemico/alleato, i pregiudizi, le priorità, le contraddizioni culturali, razziali, anche sociali – che ne determinavano le decisioni. Senza peraltro mai dimenticare che in questo processo entrava anche il versante italiano, legale e sociale, con tutti i suoi principi, le sue aspettative, delusioni, difficoltà, corruzioni, grandezze e meschinità (capitolo ii). Nel descrivere il percorso di donne italiane e delle loro famiglie nell’accettare o rifiutare il rapporto con il soldato straniero, nel descrivere casi fortunati e casi anche drammatici, vi sono paragrafi molto lucidi sulle «dinamiche geo-razziali delle politiche sulla prostituzione nel periodo di guerra» (p. 97). Senza mezzi termini, sfatando alcuni luoghi comuni, ma con partecipe concretezza, raccontando delle disperate condizioni di vita in molte zone italiane anche prima dell’occupazione americana, il libro ci offre un quadro drammatico dei rapporti di genere in queste aree: la prostituzione legale e illegale era diffusissima anche fra «parecchie donne di tutte le estrazioni sociali», «ragazzini, bambine, vecchi facevano da ruffiani a ogni angolo di strada per le loro sorelle, madri, figlie, guidando i potenziali clienti verso le proprie case» (p. 103). Mariti offrivano le proprie mogli. Alleati a autorità italiane erano fortemente preoccupati per la estrema e progressiva diffusione delle malattie veneree, per il «degrado morale» che ora appariva alla luce del sole in tutta la sua evidenza (p. 105). E sull’Italia l’autrice apre uno spaccato inquietante quando indaga le vicende dei «mulattini», i figli meticci, nati non solo dagli stupri di massa della Ciociaria, ma anche da promesse mancate, da illusioni tradite, da opportunità colte al momento. E così questi bimbi venivano abbandonati in orfanotrofi-lager o a parenti supponenti, o anche affettuosi e protettivi ma ostacolati dalla povertà e, soprattutto, dal razzismo anche da noi cattivo, crudele, radicato, doloroso (pp. 150-60). Vi sono anche altri aspetti poco conosciuti trattati nel libro, come per esempio le vicende delle altre spose di guerra, quelle ragazze americane o italoamericane che si sposarono con prigionieri di guerra italiani internati in America: anche loro dovettero superare molte difficoltà; alcune vennero in Italia con i loro mariti, ma per lo più queste coppie tornarono negli Stati Uniti.

È un libro il cui intento è quello di descrivere situazioni e sentimenti più che quello di proporre interpretazioni storiografiche o aprire problemi storici. Vuol far prendere atto di un fenomeno che è avvenuto, più che offrirne interpretazioni. Ma ha una grande qualità. Riesce a farci vivere le profonde complicazioniche da pratiche diventano poi personali, intime, spesso drammaticheche, in tempo di guerra, emergono da un fatto anche così semplice e naturale come il desiderio di sposarsi; riesce a introdurci nelle complessità emotive, morali, etiche e legali di chi la guerra la deve vivere nel quotidiano.

Vi è un filo che delicatamente unisce le varie parti del libro: sfruttando la sua conoscenza della cinematografia – tema sul quale Cassamagnaghi ha scritto molto – aspetti storici, emotivi sentimentali, culturali, sono rintracciati in una serie di film degli anni quaranta, che vengono utilizzati con molta cautela, non proprio come fonti, ma come esemplificazione di condizioni storicamente possibili, a volte tratte dal reale. Con il film Teresa e il capitolo «Vivere in America» si chiude il libro. Vi furono success stories, di amore, ricchezza e comprensione, a volte anche sbandierate ai parenti in Italia, altre più faticose, dolorose, a volte drammatiche. Ma quelle raccontate sono utilizzate dall’autrice anche per illuminare aspetti particolari: la nascita della psicoanalisi, le comunità italoamericane, il carattere generoso, solidale e inaspettato dell’America. In definitiva, un libro ricco di spunti, piacevole da leggere, documentato e che lambisce molteplici ambiti storici.

 

Maria Susanna Garroni

 

Privacy Policy

Centro Altreitalie, Globus et Locus - Via Principe Amedeo 34 - 10123 Torino (Italy) Tel. +39 011 6688200 E. redazione@altreitalie.it - info@globusetlocus.org