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Rosa Mucignat (ed.), The Friulian Language. Identity, Migration, Culture

Newcastle upon Tyne, UK, Cambridge Scholars Publishing, 2014, 217 pp.,
£ 44.99.

L’opera collettanea intitolata The Friulian Language: Identity, Migration and Culture a cura di Rosa Mucignat colma prima di tutto un vuoto importante nella storiografia delle lingue reto-romanze. Per la prima volta un’opera interamente dedicata alla lingua friulana e dal carattere interdisciplinare è disponibile in lingua inglese. L’opera ha il pregio di portare a raccolta una decina di esperti (in storia, diritto, linguistica, letteratura, ed emigrazione) e di aggiornare ricerche, casi studio e dibattiti. Il volume non solo traccia l’evoluzione nei secoli della lingua e della letteratura friulana, ma esamina a fondo la trasformazione sociale e culturale di aree linguisticamente isolate e di confine come il Friuli, e fa il punto della situazione su leggi e norme a tutela del friulano nel quadro legislativo più generale della salvaguardia e promozione delle lingue minoritarie storiche in Italia.

Ma andiamo per ordine. Nella prima parte, i saggi dello storico Fulvio Salimbeni sulla storia, lingua e società in Friuli e dell’esperto di politiche di tutela delle lingue minoritarie William Cisilino sulle leggi a difesa della marilenghe («lingua madre») e del suo riconoscimento a livello giuridico hanno il pregio di offrire un quadro d’insieme indispensabile per un più ampio dibattito su tematiche specifiche della lingua retoromanza friulana nelle sue varianti linguistiche e lessicali, nelle sue espressioni culturali e letterarie, e nei risvolti sociali soprattutto in tema d’emigrazione. Salimbeni ripercorre la ricca e complessa storia del Friuli, terra d’incontro di tre gruppi linguistici (latino/romanzo, tedesco e slavo) dall’antichità a oggi. Cisilino si sofferma invece sulla storia e attuazione della legislazione regionale e nazionale a tutela e promozione della lingua friulana, in un quadro europeo di protezione delle lingue minoritarie.

Tracciato un quadro d’insieme, il volume approfondisce, nella seconda parte, il tema della lingua e della cultura friulana. Al saggio di Paola Beninca’, linguista e dialettologa, è affidato il compito di valutare aspetti fonologici, morfologici e morfosintassici tipici della lingua friulana nelle sue varianti locali. Il saggio analizza a fondo le peculiarità linguistiche e il percorso storico e sociale di questa lingua romanza all’interno del panorama delle lingue romanze settentrionali. Carla Marcato, invece, nel suo saggio esamina il tema del lessico friulano secondo una prospettiva storica, geografica, e sociale. La storia del lessico friulano, come ben evidenziato da Marcato, segue di pari passo le complesse vicende storiche del Friuli nel corso dei secoli e il retaggio linguistico delle aree confinanti. Anticipato da un’ampia introduzione sul femminile e l’immagine della donna in dialettologia e sociolinguistica, l’originale saggio di Fabiana Fusco affronta il tema del genere nella lessicografia del friulano. Analizzando lemmi ed espressioni in dizionari friulani e italiani tanto classici quanto contemporanei, Fusco dimostra la continua presenza di elementi arcaici, conservatori e sessisti nel lessico e nella lessicografia della lingua friulana.

Nella parte terza del volume è il tema dell’emigrazione a essere preso in considerazione. Il saggio di Franco Finco analizza i processi di trasformazione e d’adattamento della lingua friulana tra Ottocento e Novecento nella cornice sociale, culturale e politico-economica degli emigrati friulani residenti in America meridionale. Pur influenzato dalle lingue nazionali locali, il friulano sopravvive in alcune comunità rurali argentine e brasiliane come lingua degli emigrati tramandandosi dalle vecchie alle nuove generazioni. I saggi di Javier P. Grossutti e di Olga Zorzi Pugliese completano la parte dedicata al tema dell’emigrazione con dei contributi inediti sulla storia dei mosaicisti e dei terrazzieri friulani rispettivamente a Londra (Grossutti) e in Canada (Zorzi Pugliese). Grossutti esplora le origini della presenza musiva friulana in Gran Bretagna dagli anni Settanta dell’Ottocento, con particolare riferimento alle figure imprenditoriali e alle maestranze, evidenziando non solo una serie di opere in edifici pubblici o religiosi di prim’ordine ma anche gli sforzi fatti dai friulani sul terreno sindacale e associativo di settore come la costituzione di società di mutuo soccorso. Zorzi Pugliese si concentra invece sul contributo dei mosaicisti friulani, soprattutto quelli diplomati alla rinomata Scuola Mosaicisti del Friuli, in ambito canadese e nel secondo dopoguerra. È nella cornice storico-artistica che si collocano figure come i maestri mosaicisti Walter Del Mistro e Giovanni Gerometta.

Nella quarta e ultima parte del volume due saggi, uno a firma di Rosa Mucignat e l’altro a firma di Rienzo Pellegrini, offrono al lettore degli ottimi spunti di riflessione sul tema del friulano in letteratura. Mucignat, in particolare, analizza il romanzo d’esordio di Pier Paolo Pasolini (Il sogno di una cosa), che scritto in varie fasi dal 1949 in poi vedrà la luce solo nel 1962. Tra le opere pubblicate in italiano da Pasolini, questa è forse una delle più «friulane» per ambientazione (la vicenda si svolge in Friuli), riferimenti storici (la trama è ambientata nel secondo dopoguerra, un periodo di passaggio cruciale per la civiltà contadina locale) e citazioni in friulano. Il romanzo narra le vicende di tre giovani contadini friulani e della loro voglia di emancipazione sociale e politica che li porterà ad emigrare chi in Svizzera chi in Yugoslavia. La dura realtà migratoria del dopoguerra e le tragiche vicende della Guerra Fredda li riporteranno ben presto in Friuli, dove lotteranno a fianco dei contadini locali per una più equa distribuzione delle terre ma al tempo stesso inizieranno loro stessi a subire più che a contrastare il fascino della società consumistica del dopoguerra italiano. Il desiderio (poi infranto) di una rivoluzione comunista e la voglia di riscatto sociale traspare anche, sottolinea Mucignat, nell’uso libero, emancipato, «rivoluzionario» della lingua (inclusa quella friulana) da parte dei protagonisti del romanzo di Pasolini. Il saggio a chiusura del volume a firma di Rienzo Pellegrini si concentra invece sulla poesia friulana. Pellegrini ripercorre dapprima una cronologia ragionata della poesia friulana dal 1942 alla fine del Novecento, per poi concentrarsi su tre figure di poeti friulani (Siro Angeli, Amedeo Giacomini, and Novella Cantarutti) analizzando le poesie da loro composte in friulano nelle varianti locali e con tema il fiume Tagliamento.

The Friulian Language: Identity, Migration and Culture è unopera che ben si colloca allinterno di dibattiti accademici che analizzano identità diasporiche, linguistica, rapporti tra lingue e culture dominanti e minoritarie, e culture migranti. È un’opera indispensabile per studiosi, studenti e amanti del friulano, delle lingue reto-romanze, e in generale delle lingue e culture minoritarie europee che ha la qualità di offrire al lettore una prospettiva locale e al tempo stesso globale.

 

Simone Battiston (Swinburne University of Technology)

 

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