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23 anni, Londra, Gran Bretagna, studente e cameriere

Intervista registrata il 23.1.2013

Quanti anni hai? Dove sei nato? E come sei arrivato a Londra?

Ho ventitré anni, sono nato a Moncalieri (TO) e fino all’età di diciannove anni ho vissuto a Nichelino, anche se le scuole elementari e le scuole medie sono state fatte a Moncalieri, mentre poi mi sono spostato a Carignano dove ho fatto il liceo linguistico. Forse anche per questo ho la passione per le lingue, che mi ha portato a intraprendere una vita al di fuori dell’Italia. E, diciamo verso l’inizio del quinto anno di liceo, i professori iniziano a dirti e anche tu ti senti in dovere giustamente di dire: « e adesso dopo il liceo cosa faccio nella mia vita?». Avevo deciso inizialmente di prendermi il classico anno sabbatico e di andarmene fuori dall’Italia: inizialmente non sapevo dove, Londra è la meta che è venuta fuori dopo. Diciamo che ho iniziato a prendere in considerazione diverse mete, parlando con gli amici e cercando comunque qualcuno con cui andare, cercando un appoggio, così. Un anno sabbatico più che altro per imparare una lingua, perché come tu sai, e avendo io fatto il liceo linguistico te lo posso dire, che il livello delle lingue insegnate a livello scolastico è abbastanza basso, secondo me, in Italia. Cioè, io venivo fuori da un liceo linguistico dove l’inglese ovviamente era considerata la prima lingua e mi trovavo alla fine della quinta, dopo l’esame di maturità, con un livello d’inglese decisamente scarso, cosa che ho potuto riscontrare con i miei primi mesi qua a Londra: avevo difficoltà a comunicare per cercare lavoro, per aprirmi un conto in banca, fare contratti per la casa e così via. Devo dire che l’idea di venire a Londra è stata supportata anche molto da mio papà; infatti nel 2006 eravamo venuti io e mio fratello a Londra in vacanza per tre o quattro giorni, la città mi era piaciuta e da lì ho iniziato diciamo a fare ricerche, a contattare anche persone che conoscevo tramite amici, così, per chiedere come si viveva a Londra, com’era lo stile di vita… Finché poi ho incontrato il mio amico Lorenzo e anche lui era un po’, diciamo, titubante su quello che poteva essere il suo avvenire, e parlando così alcune sere a Torino, si è detto:« ma sì dai, proviamo, proviamo e vediamo com’è». Ci diamo come termine lui sei mesi, io un anno, perché l’idea era quella di prendermi un anno tornare e iscrivermi all’università giù a Torino, fare Scienze del Turismo alla facoltà di Lettere. Sono venuto qua a Londra e sono stato fortunato, perché dopo una settimana, mi pare, iniziavo già a lavorare presso un ristorantino italiano, avevo già trovato casa, condividevo la camera con Lorenzo appunto, fino a quando lui poi, il mio compagno di avventura, ha deciso… Cioè non è che ha deciso, comunque il suo limite erano sei mesi, e arrivati questi sei mesi lui ha fatto le valige ed è tornato in Italia, mentre io ho deciso di continuare fino alla scadenza dell’anno che mi ero prefissato. Poi per una serie di episodi la vita a Londra mi piaceva, perché io non avevo mai lavorato prima in Italia, avevo fatto dei lavoretti così per prepararmi all’esperienza inglese, quindi avevo fatto tipo due settimane da barista in un bar di un amico di famiglia. E comunque mi piaceva l’indipendenza, non vivere più con i miei, avere un’indipendenza economica, poter fare coi miei soldi quello che volevo, quindi comprare, fare viaggi così. Mi piaceva il fatto che stavo migliorando, che stavo imparando una nuova lingua e sentivo che man mano che passavano i mesi, grazie anche al contatto con altra gente straniera, la lingua migliorava, e quindi ho deciso comunque di proseguire. Ho detto: « vabbè l’università in Italia ormai salta, se è, verrà nel futuro. Fino a che son passati ormai quattro anni e tre mesi da quando sono venuto a Londra, nell’ottobre del 2008.

Che lavori hai fatto? Hai detto che inizialmente hai cominciato in un ristorante italiano giusto?

In un ristorante italiano, il ruolo era aiuto barista, anche se di barista non c’era niente perché alla fine lavavo i piatti, più che altro pulivo dopo il servizio, era un lavoro legato più che altro alla cucina.

Una curiosità come l’hai trovato questo lavoro, l’hai trovato in loco cercando…

Curriculum, curriculum, mi sono armato di curriculum appena arrivato a Londra, ne ho stampati tipo cinquanta o sessanta e i primi giorni a Londra erano, una volta trovata la casa: andare in giro dalla mattina alla sera dando curriculum. Mi selezionavo un po’ le zone, ovviamente quelle centrali sono le prime che vai a visitare più che altro perché forse hai più possibilità di trovare lavoro, in quanto richiedono più personale, per i turisti, così. L’ho trovato però son durato due settimane perché la paga era veramente bassa e non mi trovavo bene con il manager del posto, finché è arrivato un giorno che ho conosciuto una ragazza che poi è venuta a vivere nella casa dove io e Lorenzo abitavamo e mi ha dato il contatto di questo altro ristorante italiano, ristorante un po’ più serio perché fa parte di una compagnia di ristoranti qua a Londra: hanno tre ristoranti qua a Londra, più uno a Bray, in una località a cinquanta minuti di treno da Londra. Ho iniziato a lavorare lì e quello è stato il mio lavoro per un anno, anno e mezzo: ho iniziato come cameriere finché gli ultimi sei mesi ricoprivo la carica di supervisor, diciamo responsabile quando la manager e l’assistent manager erano assenti, off. Dovevo controllare la sala. Quindi lavoravo come cameriere, son stato qua un anno e mezzo e ho imparato tantissime cose, calcola io non avevo mai lavorato come cameriere in Italia quindi è stato per me una cosa nuova, una cosa assolutamente positiva, ho imparato tante cose riguardanti il cibo e il vino, stando soprattutto in sala. E poi con la lingua il rapporto coi clienti in lingua inglese mi ha risolto tantissimo, fino a che dopo questa esperienza di un anno e mezzo in cui mi sono divertito e ho messo dei soldi da parte, sono arrivato al punto di domandarmi: « e adesso cosa voglio fare? Perché sinceramente il cameriere non è il lavoro che vorrei fare da grande». Quindi sono arrivato a ‘sto punto e mi son detto: « ok, bella esperienza, stai imparando l’inglese…». Però volevo fare qualcosa di più concreto, perché comunque più il tempo passava, più nella mia testa l’idea di ritornare in Italia si allontanava; quindi ho iniziato a cercare, tramite siti o anche andando a parlare con vari istituti, di iniziare un corso universitario qua a Londra, dello stesso ramo che avrei voluto fare in Italia, il ramo turistico. È quello che tuttora sto facendo: sono al mio secondo anno, studio alla Greenwich School of Management, in un corso che si chiama Business and Management with Travel and Tourism, in italiano sarebbe forse Gestione dell’impresa sul ramo turistico. Mi sto trovando bene, sono convintissimo della scelta che ho fatto, soprattutto quella di aver iniziato a studiare qui invece che in Italia: penso che in futuro questa scelta mi possa portare parecchie soddisfazioni soprattutto a livello lavorativo.

Come ti mantieni gli studi?

Nel frattempo tramite il Caffè Caldesi, che è il posto dove sono rimasto per un anno e mezzo, ho trovato quest’impiego part time per una compagnia americana specializzata in prodotti biologici, si chiama All Foods Market, è famosissima in America e in Canada: stanno cercando di aprire dei negozi qua in Inghilterra, e io lavoro nella sede principale che sta a East Street Kensington, una zona residenziale di Londra, come addetto alle vendite, commesso e team member.

Part time, quindi quante ore?

ventiquattrore ore, distribuite su tre giorni, quindi otto ore al giorno. Io ho dato la mia disponibilità a lavorare nel fine settimana, non avendo scuola in quel periodo, quindi adesso lavoro venerdì, sabato e domenica.

Mi spiegheresti, sempre facendo un paragone con quella italiana, il tipo di forma contrattuale che hai?

Èun a tempo indeterminato, io vengo pagato a ore, sono 7,10 pound all’ora. In più, il contratto prevede dei bonus di vendita, per cui se il mio reparto alla fine del mese supera i target stabiliti dall’azienda, diciamo, la cifra rimanente viene divisa tra tutti i membri del mio reparto. Sinceramente, comparando il costo della vita a Londra e quello che percepisco lavorando part time, non è facile, diciamo anche che è quasi impossibile sopravvivere; per questo motivo il governo inglese offre agli studenti di un corso full time la possibilità di fare la richiesta per questo maintenance loan, che sarebbe un prestito per mantenerti. Praticamente il governo ha coperto tutte le mie tasse, qua le tasse variano dalle 3.000 alle 9.000 sterline l’anno, passata la nuova legge. Sono stato fortunato perché sono stato uno degli ultimi a fare domanda per un corso che iniziava prima della nuova legge, quindi sono ancora nella fascia dove pago 3.250 l’anno.

È un credito, no?

 Il governo ti paga tutto, in più puoi fare la richiesta per il mantenimento che va dalle 2.000 alle 5.000 sterline l’anno, mi sembra, ed è un prestito che va restituito allo stato una volta che tu finisci i tuoi studi, e trovi un impiego che ti garantisca 15.000 sterline all’anno: da quel momento lì tu inizi a pagare il tuo debito con lo stato.

 

E devi restituire il 100%?

Sì, più una piccola tassa di interesse.

Conosco il sistema, perché io ho vissuto tanti anni in Germania, però lì non restituisci il 100%, ma mi sembra il 60 %.

In più ho appena fatto la richiesta, tipo cinque mesi fa, del maintenance grant, che è una richiesta di prestito a fondo perduto. Il prestito a fondo perduto non lo possono fare tutti, lo puoi fare solo se sei uno studente che vive in famiglia e il reddito familiare è al di sotto di 20 o 25.000 sterline l’anno (non ricordo bene), oppure se sei uno studente indipendente quindi distaccato dal nucleo familiare, quindi il mio caso; però devi dimostrare che negli anni antecedenti il corso tu abbia lavorato full time, ti sia mantenuto da solo, devi fornire a questa agenzia che si occupa dei prestiti tutti i cud degli ultimi tre anni. Io l’ho fatto e ho ricevuto un prestito a fondo perduto di 3.000 sterline e sono soldi, diciamo così, regalati dallo stato per poter continuare nei tuoi studi e mantenerti nel frattempo, e questo è il quadro generale della mia situazione fino ad ora.

Sei sposato o in unione civile?

No.

Hai figli?

No.

Hai avuto prima della scelta di andare a Londra esperienze di interscambio scolastico, sei mai stato all’estero durante gli studi?

Bè, avendo fatto il liceo linguistico ho fatto uno scambio, anzi no scusa, una vacanza studio di due settimane in Irlanda, a Dublino, dove seguivo delle lezioni la mattina e alla fine di questo corso mi è stato rilasciato un certificato, adesso non mi ricordo il nome, di conoscenza generale dell’inglese; poi ho fatto uno scambio con un ragazzo del Belgio. Praticamente tutta la mia classe è andata una settimana in Belgio, dove siamo stati ospitati da questi ragazzi e poi questi ragazzi, tipo due o tre mesi dopo, sono venuti in Italia e sono stati ospitati da noi.

Tornando al discorso delle lingue, quali lingue parli e come le hai imparate?

Allora, io al liceo linguistico studiavo inglese come prima lingua, francese come seconda e poi durante il terzo anno ho dovuto fare una scelta tra spagnolo e tedesco e ho optato per lo spagnolo, quindi gli ultimi tre anni ho studiato anche spagnolo. Il francese prima di venire a Londra era sicuramente la lingua straniera che conoscevo meglio, avendo parte della famiglia di mia madre di origini francesi: alcuni cugini di mia madre ancora risiedono in Francia e sono 100% francesi, quindi comunque nel corso degli anni ho avuto parecchie possibilità di andare a trovare zii, cugini, parenti in Francia, e poi il francese lo studio da sei anni, praticamente dalla prima elementare. E in più lo spagnolo, avendolo studiato gli ultimi tre anni di liceo, è la lingua che trovo più simile all’italiano; secondo me è molto facile per noi italiani da assimilare, più che il francese.

Mi puoi dare un giudizio sulla tua conoscenza delle lingue? Tipo, l’inglese come lo parli?

Scritto penso sia molto molto meglio del parlato, livello intermedio-avanzato, upper intermediate; guarda adesso non mi ricordo, però io per entrare all’università ho dovuto prendere il certificato che si chiama, mi sembra, ielts.

L’accesso all’università è stato fatto appunto dopo questo esame linguistico, e invece per avere l’accesso a questi prestiti, alle borse di studio a cui accennavi prima, il fatto di essere non inglese ti ha svantaggiato, ti ha avvantaggiato, o sei stato trattato esattamente come i cittadini britannici?

Sono stato trattato, penso, come un ragazzo inglese: ho dovuto solo presentare i documenti del mio istituto in Italia, quindi la pagella scolastica dell’ultimo anno e il diploma di maturità. Poi fai tutto online, quindi non ho avuto nessun contatto fisico o verbale con nessuno; la tempistica nei risultati è stata molto buona, dopo due-tre settimane da quando l’application è stata mandata ho avuto i miei risultati. Qua sono molto efficienti soprattutto con gli studenti che non sono inglesi.

Di che nazionalità sono i tuoi compagni di studio?

Inglesi, o gente che è nata a Londra ma di origini africane, parecchi tedeschi (nella mia classe sono quattro su venti), italiani – vabbè gli italiani sono ovunque, parecchi anche dove lavoro, pur non essendo un ristorante italiano. Se penso a quando lavoravo nei ristoranti italiani, dove il 90% dello staff era italiano, a partire dai boss fino ai lavapiatti…

Ma senti, nel tuo tempo libero frequenti tanti italiani o più inglesi?

Inglesi inglesi, ne ho due o tre, che più che amici sono più che altro colleghi di lavoro, ogni tanto ci si va a fare una birra, si esce, però non è quella relazione che dici: « ti considero veramente un mio amico, che ti chiamo se ho bisogno». La maggior parte sono italiani, prima c’erano qualche spagnolo o francese, comunque da tutte le parti d’Europa tranne che dall’Inghilterra.

Però italiani tanti comunque?

Sì, parecchi italiani.

Prevalentemente italiani diresti?

Prevalentemente italiani. Io vivo, ho vissuto sempre con italiani.

 I tuoi coinquilini sono italiani?

Sì, i miei coinquilini sono italiani, tranne una ragazza australiana.

Come sei assicurato contro le malattie?

Non sono assicurato, sono iscritto al G.P., che è praticamente il tuo medico personale, però assicurazioni vere e proprie no.

Però tipo hai l’equivalente della mutua che c’è in Italia?

Sì.

Quello vale come assicurazione sanitaria, è un’assicurazione sanitaria pubblica.

Ok, allora sì, sono assicurato.

Torniamo alle motivazioni che ti hanno spinto a partire. Quale sceglieresti se ti dovessi domandare, nello specifico, quale tra queste motivazioni ha influenzato maggiormente la scelta di venire a Londra: lavoro, studio, famiglia/amore o qualità della vita?

Sinceramente, vista la mia personale situazione, forse nessuna delle quattro. Come ti ho spiegato, è stata una scelta un po’ così, il classico anno fuori dall’Italia, però sinceramente non avendo mai lavorato in Italia, non conoscevo veramente i problemi del mondo del lavoro, e non sapevo se era possibile per me trovare un lavoro dopo gli studi, perché sinceramente neanche l’ho cercato. Son partito per questa esperienza in maniera proprio incondizionata, son partito e basta.

Segui la politica italiana?

Sì.

Con che mezzi?

Leggo le notizie tramite i siti dei giornali, ascolto ogni tanto radio italiana; non ho la televisione a casa, più che altro online.

Ti informi quotidianamente?

Sì. Stessa cosa facevo in Italia: compravo i giornali e amavo leggere di politica, è una cosa che mi ha sempre appassionato.

Segui la politica inglese?

A grandi linee, veramente a grandi linee, so cosa sta succedendo in questo periodo, se ci sono delle leggi che stanno per essere approvate, così.

Hai votato alle ultime elezioni per il rinnovo del Parlamento italiano?

Sì.

Perché eri ancora in Italia, giusto?

sì, ho votato in Italia, perché era nella primavera 2008, mi pare.

Hai intenzione di votare alle prossime elezioni che saranno 24-25 febbraio?

Decisamente sì.

Come voterai?

Questo è uno dei miei grandi problemi, perché nonostante io sia qua da quattro anni, non sono ancora iscritto all’aire: secondo me è una grande cavolata da parte mia non averlo ancora fatto.

Sapresti spiegarmi perché non ti sei ancora iscritto?

Non mi sono iscritto perché sinceramente non ci ho mai pensato, non lo so perché. Tolto il fatto di votare dall’estero, era una cosa che forse per ignoranza mia non vedevo necessaria, tutto qua. E poi amici che sono iscritti mi han detto che è una procedura molto, ma molto lunga, forse perché è una roba italiana, ha i suoi tempi di burocrazia e così; però penso di farlo a breve. Anche se dovessi iniziare a mandare la richiesta adesso, non farei comunque in tempo a ricevere le tessere per votare, quindi penso proprio che scenderò in Italia per il periodo delle elezioni. Tra l’altro quand’è che sono state fissate?

 Il 24 e 25 febbraio.

Ok.

E appunto, scenderai in Italia: com’è che scenderai? Che mezzi di trasporto usi per arrivare in Italia e più o meno quanto spesso torni in Italia?

Ho una media di diciamo sulle tre o quattro volte l’anno e son sempre stato in vacanza in Italia per una settimana, massimo otto o nove giorni. Ogni volta scendo con l’aereo, con la compagnia Ryan Air.

Quando sei arrivato a Londra, ti sei registrato presso le autorità competenti britanniche?

Registrato come cosa?

Come residente a Londra, non so come funzioni precisamente a Londra.

La residenza a Londra la prendi tramite l’ambasciata italiana, quindi devi fare la richiesta all’aire. L’unica cosa che ho fatto è il National Insurance Number: la compagnia per cui lavori ti chiede sempre di farlo, sarebbe il tuo nuovo codice fiscale inglese.

Ok, e per fare questo però devi essere registrato a Londra: per gli inglesi, non per gli italiani, a me interessa dal punto di vista degli inglesi.

 Penso proprio di sì. Io per prenderlo sono andato a un job center che praticamente è un ufficio di collocamento qua della mia zona, e loro mi hanno fissato un appuntamento con questa persona che mi ha fatto una specie di interview e dopo due settimane mi è arrivata la tessera a casa. Ogni volta che cambio lavoro devo presentare questa tessera in modo che tutti i miei dati del lavoro precedente vengano trasferiti tramite l’ufficio delle tasse al nuovo lavoro che sto intraprendendo.

Se invece cambi casa, cosa devi fare?

Se cambi casa, dipende, tramite agenzie ti chiedono le referenze per il lavoro se vogliono…

Devi segnalarlo a qualche autorità?

No, devi solo andare in banca e avvertire del tuo nuovo indirizzo.

Ok, perché questa è la grande differenza dei paesi anglosassoni: qua per cambiare residenza ti arriva il messo comunale, lo sai?

No, qua comunque è tutto veramente facile.

Hai votato alle ultime elezioni europee?

No.

Hai intenzione di tornare a vivere e lavorare in Italia?

È una cosa a cui non ho ancora pensato in maniera approfondita, più che altro perché il mio corso di studi terminerà il prossimo febbraio, quindi nel 2014. Non ci ho ancora pensato seriamente, però non lo escludo.

Cosa potrebbe spingerti a tornare a vivere in Italia o viceversa cosa ti respinge?

Io sono uno di quegli italiani all’estero che non disprezza tanto il suo paese natale, sento molta gente che dice:« “ah, l’Italia fa schifo, è una merda». Magari lo è, sicuramente lo è, però io in Italia sto bene, dell’Italia mi piace lo stile di vita, che non ha paragoni con lo stile di vita che puoi avere qua a Londra. Una cosa che so di sicuro è che non passerò il resto della mia vita in Inghilterra, specialmente a Londra, perché è una città che secondo me, per esperienza personale, dopo un po’ ti stanca, forse ti deprime anche, non so: forse la mancanza di sole, la gente stressata – pensano tutti al lavoro, così. Però, quello che mi manca, è veramente lo stile di vita, ed è una delle motivazioni che forse mi spingerebbe a tornare a vivere e a lavorare in Italia. Principalmente però per tornare a vivere in Italia dovrei avere delle buone sicurezze diciamo a livello lavorativo.

Che credi l’Italia possa darti qualcosa, comunque?

Non ne sono sicuro, lo spero, col titolo di studio che avrò quando tornerò, col fatto di parlare inglese… Spero che qualcosa possa darmi, però non lo so, devo ancora sondare il terreno.

Senti ma ti identifichi maggiormente come italiano, come europeo, come piemontese, come torinese o di Moncalieri?

Mi sento a tutti gli effetti cittadino d’Europa.

Italiano?

 Più che inglese sicuramente.

Piemontese?

Non troppo, essendo che le mie origini sono: padre pugliese e mamma emiliana.

Sono molto incuriosito dal rapporto tra la tua migrazione e quella di tuo padre, che se ho ben capito bene ha fatto una migrazione interna, all’interno dell’Italia. Com’era la storia?

Mio padre è nato in Puglia e all’età di otto anni, mi pare, si è trasferito coi suoi genitori e i suoi fratelli a Torino. Sì, e mia madre lo stesso, è nata e cresciuta vicino a Piacenza e poi anche lei, un pochino più avanti, mi sa verso i quindici anni, si è trasferita col resto della famiglia a Torino.

Ma perché lavoravano per qualche industria torinese tipo la Fiat?

Mio padre lavora per una ditta privata che costruisce dei pezzi di ricambio per dei veicoli Fiat.

Tuo nonno anche lavorava per la Fiat, visto che si è trasferito?

 No.

I tuoi genitori come vedono questa tua scelta di … ?

Mah, come ti avevo accennato prima, mio padre mi ha spinto molto a provare un’esperienza all’estero perché comunque mi vedeva che non ero sicuro su quello che volevo fare. Secondo me, i miei la vedono in maniera molto positiva: sì, sicuramente mia madre sentirà un po’ più la mia mancanza rispetto a mio padre, mio padre fa quello diciamo «il duro». Però sono veramente contenti dell’esperienza che ho intrapreso e di quello che sto facendo. Ù

Adesso però ti chiedo se vuoi aggiungere tu qualcosa, magari qualche tema che non è ancora stato toccato o qualcosa che ti senti di voler dire rispetto alla tua esperienza.

Mi sono reso conto anche parlando con amici che studiano e lavorano in Italia che – io ho sempre vissuto a Londra, quindi ti parlo dell’esperienza londinese – questa ti dà molte più possibilità di trovarti un altro lavoro o di iscriverti anche all’università anche se sei straniero. Penso che in Italia richieda anche un po’ più tempo e secondo me qua in Inghilterra c’è molta più meritocrazia di quella che si può trovare là. Nel senso, vedo molte persone che magari non parlano perfettamente la lingua e che lavorano in grandi compagnie, cioè che magari sanno come lavorare e, indipendentemente dal fatto che non conoscono bene la lingua o che sono stranieri, ricoprono delle posizioni manageriali o di alto livello. L’Italia dovrebbe migliorare, secondo me, sotto questo punto di vista. Dovrebbe migliorare la politica, dovrebbero essere un attimo più seri su quelli che sono i veri problemi dell’Italia. Però l’Italia continuerà a essere forse uno dei paesi più belli al mondo. Una cosa che non ho detto è che io e Lorenzo siamo partiti veramente con una valigia e il biglietto di sola andata, senza prenotare alberghi o iniziare a cercare una casa, siamo andati proprio all’avventura, siamo arrivati a Londra con due contatti di amici e da lì abbiamo iniziato a costruirci il nostro habitat, diciamo, qua a Londra. È stato molto inteso, bello, piacevole, divertente: lo rifarei subito ed è una cosa che consiglierei a tutti.

 

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