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31 anni, Nigeria, Lagos, account per aziende europee

Intervista registrata il 12.12.2012


Dove sei nato e dove hai vissuto fino ad ora?

Sono nato a Napoli, ho vissuto in Italia, Austria e Germania per motivi di studio, poi in Spagna e in Nigeria per motivi di lavoro.

Cos’hai studiato?

Economia e commerico a Roma

Sei sposato?

No, non sono sposato.

Unione civile?

No.

Figli?

Nessun figlio.

Hai avuto durante il periodo universitario esperienze di interscambio tipo Erasmus o Leonardo?

Ho fatto l’Erasmus in Germania.

Dove di preciso?

Amburgo; e ho fatto la seconda liceo in Austria, a Vienna.

Hai fatto un anno di liceo in Austria. Per quale motivo sei finito lì? Da cosa è nata questa scelta?

È stata una scelta dei miei genitori che mi hanno voluto far approfondire lo studio della lingua tedesca, facendo la seconda liceo in Austria.

Ho capito. Quante lingue parli e come valuti la conoscenza di queste lingue?

Inglese, spagnolo, italiano direi a livello madrelingua o comunque alto, tedesco mediamente bene e francese basico.

Dove le hai imparate?

Bè, l’italiano madrelingua, l’inglese a scuola e poi nel tempo lavorando, il tedesco l’ho studiato a scuola poi ho fatto appunto un anno di scuola tedesca a Vienna e ho finito di migliorarlo in Germania durante l’Erasmus; mentre lo spagnolo l’ho imparato durante gli anni di studio facendo degli stage di lavoro in Spagna e poi lavorando un anno a Barcellona. Direi che ho vissuto parecchio in Spagna.

Adesso sei in Nigeria, da quanto tempo sei lì? Per quale motivo?

Sono in Nigeria per motivi di lavoro da quasi quattro anni, quattro anni a marzo.

Come sei arrivato in questo luogo “esotico”?

Esotico poco… È successo che io lavoravo in una banca privata a Barcellona, nella situazione del 2008, dove diciamo che la crisi economica si faceva già abbastanza sentire e anche la crisi per una questione personale: lavoravo in una banca privata e non essendo sicuro al 100% di voler vivere tutta la mia vita a Barcellona, pensavo che se avessi iniziato a costruire qualcosa, se poi avessi voluto cambiare paese mi sarei portato con me questo mio progetto personale, mentre lavorando in una banca privata, chiaramente se cambi città o paese, i clienti che ti sei creato, te li devi ricreare da zero. Quindi ho deciso di cambiare, tramite un mio amico che faceva delle interviste [entrevistas] di lavoro per una società che si occupa di fare reportage economici in paesi in via di sviluppo, mi ha incuriosito molto questa cosa. L’ho incontrato a Barcellona a settembre, a gennaio ho fatto un colloquio con questa società spagnola e, niente, mi hanno preso e a marzo mi hanno dato il primo incarico a Lagos, in Nigeria. Si parla di marzo 2009.

Di conseguenza ti sei trasferito: com’è stato da un punto di vista logistico?

Bè, diciamo che l’idea del lavoro è che la società ti manda a fare un reportage economico che può durare dai tre ai sei mesi e dopodiché finisci quel progetto e ti mandano in un paese nuovo, quindi comunque vivi con le valige in mano, diciamo, non hai una base fissa. Nel caso mio, io sono rimasto in Nigeria perché è stato un po’ deciso dal fato, io dico sempre così. Sono arrivato qui a marzo 2009, a luglio 2009 ho finito il progetto e mi hanno mandato a fare un mese a Malta. Finito il mese di agosto di lavoro a Malta, la mia direttrice mi ha richiamato in Nigeria, per finire il progetto che avevamo iniziato insieme: sono tornato in Nigeria il 18 settembre e ho lavorato a quel progetto  fino al 18 ottobre, quando mi avrebbero dovuto mandare in un altro paese. La mia società però mi ha contattato dicendo che volevano fare un progetto in Nigeria con un grande settimanale tedesco e, parlando io il tedesco, mi hanno chiesto di rimanere in Nigeria almeno fino a Natale, per iniziare questo progetto con almeno una persona che parlasse la lingua del magazine. Io ho accettato e mi sono trasferito ad Abuja con la stessa società, però con un progetto diverso, con un magazine diverso; avevamo combinato che io rimanessi con loro fino a dicembre, però chiaramente, avendo iniziato il progetto, io lo volevo finire. Quindi, da che sarei dovuto rimanere in Nigeria fino a dicembre questo progetto si è allungato fino a marzo 2010, e quando è finito e la società mi ha chiesto di lasciare la Nigeria, io ho deciso di lasciare la società e di rimanere qui.

Ti sei praticamente messo in proprio?

Non proprio subito, però, diciamo, la mia idea era quella di rimanere qui. Rimasto qui, ho iniziato a valutare quali potessero essere le opzioni: la mia idea fin dall’inizio era quella di usare comunque i contatti che avevo creato facendo questo lavoro per facilitare gli investitori stranieri a entrare nel mercato nigeriano, però il problema è che la vita in Nigeria è molto cara e avevo bisogno di più contatti e più tempo. A questo punto, ad aprile, sono andato a Madrid e mi sono fatto assumere da un’altra società, che faceva praticamente la stessa cosa della società che mi aveva mandato in Nigeria, sfruttando il know how che io avevo acquisito in questo paese. Quindi ho fatto un progetto con questa società da aprile a settembre, stesso excursus, e quando a settembre è finito e questa società mi ha chiesto di continuare con loro, io ho fatto la stessa cosa che avevo fatto con l’altra, li ho lasciati e sono rimasto in Nigeria. Per una serie di coincidenze e di fortune mi ha contattato una società sudafricana, che ha un magazine africano (non più un magazine internazionale), per essere il loro regional manager per il West Africa con base a Lagos.

Non mi è molto chiaro, tu definiresti la tua professione quella del giornalista? Perché ho visto che hai lavorato … Hai fatto da mediatore per dei giornalisti. Spiegami un attimo.

Allora, da un punto di vista pratico il lavoro è questo: si crea un reportage su un paese e il reportage è combinato da una parte editoriale e una parte pubblicitaria chiaramente; il team di solito è formato da due o tre persone e di quelle, l’uomo si occupa della parte giornalistica-editoriale e le donne della parte advertising, delle pubblicità in relazione alla parte giornalistica che si sta sviluppando. Il mio lavoro era quello di andare nelle società di interesse e intervistare gli amministratori delegati, piuttosto che i ministri, piuttosto che i governatori: diciamo personaggi di rilievo economico per il paese.

Tu definiresti la Nigeria come un paese emergente? Come definiresti la situazione economica attuale, tu che hai contatti con gli investitori? Cioè qual è l’immagine del paese che trasmetti?

È complessa. Diciamo che la Nigeria è un paese emergente, è un paese che a livello economico potrebbe essere tra le prime cinque o dieci economie al mondo, purtroppo ci sono dei problemi culturali e dei problemi di corruzione molto presenti.

Ma ci sono tanti investitori al momento che puntano sulla Nigeria?

Sì. A parte il livello petrolifero dove troviamo tutte le società mondiali, il paese si sta sviluppando anche molto nel settore dell’agricoltura, dell’energia alternativa, delle telecomunicazioni. La Nigeria comunque fa 160.000.000 di abitanti con una ricchezza chiaramente divisa in maniera completamente diseguale, però comunque 160.000.000 di abitanti sono una forza economica già solo di per sè. Quindi ci sono comunque interessi di tutto il mondo in questo paese, il problema è che se uno entra a lavorare qui, è molto complicato, uno perché è molto corrotto e due perché comunque è un paese che ha un modo di funzionare tutto suo. Ci sono più di 260 tribù messe insieme, più di 260 lingue diverse e ci sono varie religioni a confronto, e insomma, diciamo che è una complessa situazione geopolitica. Per questo capitano anche vari scontri al nord tra musulmani e cristiani e si creano situazioni politiche complicate che di base si legano tutte quante a un sistema politico corrotto fino all’osso.

Senti tornando un pochino indietro alla tua funzione lì, tu ti definiresti come un expat?

Sì, mi piacerebbe definirmi come un expat, però non godo dei privilegi degli expat, diciamo.

In che senso?

Economici. Un expat che viene assunto per andare a lavorare in Nigeria, vive molto bene, nel senso che per una paga media di un expat in Nigeria si parla dagli 8000 ai 15000 euro al mese, casa, driver, spese pagate, spese di scuola per i figli; cioè insomma, c’è un pacchetto economico molto molto notevole per un expat che viene a vivere in Nigeria.

Mentre tu invece al momento sei in Nigeria assunto da … ? Non mi è molto chiaro questo, tu sei assunto comunque da un’azienda?

No, io non ti ho finito l’excursus. Ho lavorato per questa società sudafricana da ottobre del 2010 fino a maggio del 2011. Poi mi sono messo in proprio. Da maggio 2011 fino a settembre 2011 ho fatto un po’ un riepilogo dei contatti e delle situazioni che si potevano creare, sono stato in Europa per tutta l’estate cercando società che potessi rappresentare per venire a lavorare qui e da dicembre 2011, quindi un anno a questa parte, ho aperto la mia società.

Più o meno quanto guadagni netto al mese?

Io non ho un guadagno netto al mese perché la maggior parte dei lavori che faccio sono su commissione. Ti posso dire più o meno in questo primo anno lavorativo, che comunque è un anno di start up per la società e tutto quanto, mediamente sono riuscito a guadagnare 50-60.000 dollari, e a livello di spesa ho superato gli 80-90.000 dollari.

Di che nazionalità sono i tuoi colleghi di lavoro?

Nigeriani.

E invece nel tuo tempo libero chi frequenti per lo più, nigeriani, italiani, europei?

Bè, diciamo che ultimamente frequento molto nigeriani. È andata per fasi: il primo anno che lavoravo comunque per una società internazionale, c’erano parecchi colleghi internazionali qua, eravamo tutto un gruppo di appunto brasiliani, tedeschi, spagnoli, italiani, americani, eccetera; il secondo anno, ho frequentato molto un gruppo di libanesi e siriani, il mio migliore amico era libanese e mi ha aiutato parecchio durante il secondo anno. Ho lavorato un po’ anche per lui, insomma bazzicavo un po’ con questa minoranza, che è una delle minoranze più rilevanti del paese, libanesi e siriani. Da quando mi sono messo in proprio devo dire che ormai mi sono trovato un gruppo di amici locali, nigeriani, sia amici che clienti perché comunque, alla fine, sono loro quelli che muovono l’economia. Li frequento quindi sia per interessi economici, sia comunque perché, per come sono fatto io, a me piace conoscere il paese dall’interno. Quindi sì, mi reputo un espatriato, ma gli amici miei nigeriani mi reputano un «nigeriano come loro».

Hai anticipato praticamente la domanda che ti avrei fatto dopo, che è appunto questa: ti senti culturalmente integrato in Nigeria?

Mi sento integrato, non direi culturalmente perché comunque la cultura nigeriana ha dei lati che non condivido, però sì, sicuramente, io mi sento integrato in Nigeria, cioè per ora è la mia casa, ci ho passato tre anni e «ci tengo molto a questo paese». Credo molto nella Nigeria anche se purtroppo, come ti dicevo, per la questione della corruzione è molto difficile che le cose cambino a breve.

Che crescita del PIL ha la Nigeria, giusto così per… ?

Tra il 9 e il 12. La Nigeria è sicuramente il paese più ricco in Africa, ora come ora si parla di Sud Africa perché è partito prima, è più occidentalizzato e tutto, però tieni presente che in Nigeria qualsiasi risorsa naturale è prodotta all’interno del paese. In più c’è una quantità di petrolio abominevole, è il porto più importante del West Africa. Le università buone le hanno anche se sono accessibili al 3-4% della popolazione, però insomma, c’è gente che dal West Africa viene a studiare in Nigeria. E poi hanno la forza lavoro, perché appunto è il paese più popolato dell’Africa: se fosse abitato da Svizzeri sarebbe una delle migliori economie al mondo.

Come sei assicurato contro le malattie?

Sono poco assicurato. Tradotto, significa che per le malattie più conosciute, tra cui la malaria, il tifo, ci sono vari antibiotici…

No, non intendevo questo, intendevo dire se godi di qualche assicurazione, se sei iscritto alla mutua italiana o se hai un’assicurazione privata?

No, non ho nessun tipo di assicurazione. È una cosa che mi ricordo spesso di fare, ma poi quelle volte che torno in Italia, tra una cosa e l’altra, mi dimentico sempre. Dovrò farla. Diciamo che me lo metterò come obiettivo del 2013.

Perché invece se tu fossi stato un expat…?

Sì, quando lavoravo come impiegato avevo un’assicurazione che mi copriva.

Che pagava l’azienda?

Sì.

Privata immagino … Segui la politica italiana?

Ogni tanto.

Significa una volta al giorno, una volta a settimana… Puoi specificare?

L’ultimo anno l’ho seguita spesso, perché comunque vivevo con un mio amico italiano, diciamo gli ultimi otto mesi più che un anno. Ora che vivo con un amico nigeriano, la seguo meno: mi connetto su internet, apro una pagina magari una volta ogni due giorni, poi chiaramente torno anche spesso in Europa, quindi insomma.

Infatti, volevo chiederti quante volte torni in media in Italia?

Direi forse sei volte l’anno.

E in Europa?

Sei volte l’anno in Europa, però poi ogni volta che torno in Europa, passo per l’Italia.

Sei registrato presso l’Anagrafe Italiana dei Residenti all’Estero, all’aire?

Altra cosa da fare nel 2013, credo di essermi registrato quando sono partito nel 2009, però in realtà non sono sicuro, dovrei registrarmi.

Cioè, in teoria, se ti sei registrato all’ora sei ancora registrato.

Sì.

Hai votato per le ultime elezioni politiche in Italia?

No.

Ti faccio una domanda un po’ particolare: come ti identifichi? Ti identifichi maggiormente come italiano, come europeo, come campano, come napoletano, come nigeriano?

Io sono napoletano, napoletano dentro, sempre stato e sempre sarò. Però sono una persona che ovunque sia stata nel mondo mi sono sempre riuscito ad ambientare, in qualunque situazione mi sono trovato. In Spagna mi dicevano che ero l’italiano più spagnolo che c’era, qui mi dicono che sono più nigeriano che italiano, più nigeriano di loro, insomma…cosmopolita.

Europeo?

Sì, sicuramente europeo.

Senti, ma hai intenzione di tornare a vivere e lavorare in Italia?

Sì, sicuramente. Forse a breve o forse tra un po’, ancora non lo so. Sicuramente l’idea di tornare in Italia sì: non so se lavorativamente parlando, però a livello personale vorrei tornare in Italia a un certo punto.

Significa che hai ancora voglia di stare un po’ fuori, o torneresti subito? Spiegami un po’ meglio. Se ho capito bene il desiderio c’è, ma dal punto di vista pratico bisogna vedere?

Guarda il desiderio c’è, l’idea mia è sempre stata quella di creare una situazione lavorativa in Nigeria tale che io possa passare tre-quattro mesi in Italia e poi venire giù, magari un mese, per chiudere determinate cose, questa è l’idea mia. Se dovessi descrivere la mia vita ottimale in questo momento sarebbe tre-quattro mesi in Italia e uno in Nigeria e così via.

Qual è il tuo rapporto con l’Europa e con le istituzioni europee?

In che senso?

Non lo so, se ne hai uno…

No.

Segui la politica nigeriana?

Sì certo.

A che livello?

Quotidianamente.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Bè, come cittadino mezzo nigeriano in generale, devo dirti che è un paese molto interessante, cui vale la pena dare un’occhiata per andare un po’ oltre quello che esce sui giornali … Diciamo che è una situazione molto simile a quella che può essere la mia Napoli, no, che vista dai media è sempre criticata, però poi vista da dentro è una città splendida: la gente, quel 10-15% di napoletani veri è gente ad hoc… È la stessa cosa con la Nigeria, insomma, non si può fare di tutta un’erba un fascio. È 50-60 anni dietro a noi, ha un potenziale enorme, gente di grande cuore, ti fan sentire spesso e volentieri a casa. Ci sono tanti problemi, però insomma, non è un paese che dicono: « vai in Nigeria?» e la gente dice «no, non si sa mai». Questo in generale, per la gente che dice «oddio quel paese è tremendo», bisognerebbe sentire un po’ meno i media e vivere le cose in prima persona.

Mi hai detto che quando lavoravi in una banca privata a Barcellona, a un certo punto hai deciso di lasciare, e tra le varie motivazioni che hai accennato brevemente c’era anche la crisi economica, nel senso che hai percepito un rischio per il tuo posto di lavoro connesso alla crisi?

Sì, sì: hanno fatto dei tagli nel periodo in cui stavo lavorando là, dei tagli lavorativi in banca e io ero appena arrivato e chiaramente, insomma, essendo uno dei nuovi e un non spagnolo in Catalogna – che comunque è una regione abbastanza chiusa di mentalità – diciamo che il «mio posto di lavoro sarebbe stato parecchio in pericolo», sarei stato tra quelli diciamo quotati. Ero riuscito a saltare il primo giro dei licenziati, mentre al secondo o al terzo sarei saltato pure io.

 

 

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